BLOW UP
"Le Strane Canzoni", parte del progetto editoriale "Con Questi Occhi", aveva già  in tempi recenti segnato il ritorno sulle scene discografiche di Andrea Tich e ci aveva reso certi del ritrovato stato di grazia creativa da parte di uno dei personaggi più genuinamente non allineati del cantautorato italiano  anticonvenzionale. Ad ogni incontro con lui la mente corre ai magici giorni della Cramps ed al pop coraggioso e deviante di "Masturbati". Era il 1978 e personaggi come Hugh Bullen, Lucio Fabbri, Claudio Rocchi sostennero la bizzarria dadaista di quello che insieme a "Come Barchette dentro un Tram " di Alfredo Cohen e "Primo Secondo e Frutta (Ivan compreso) di Ivan Cattaneo, costituisce il trittico d'oro del pop italiano di argomento e ispirazione omosessuale. Oggi il cinismo fra Pasolini e "Deviata Norma" di quel mitologico atto unico di trent'anni fa, si stempera in grazia impressionista e pascoliana: la denuncia diventa lirismo, la rabbia una remota e nitida maturità dell'espressione. Questi bozzetti sono tutti di bellezza purissima, con versi che agguantano l'anima: "racconta una leggenda/che quando le meduse/sono in amore, se uno/dei due muore l'altra/ si abbandona sulla spiaggia"(Meduse In Amore); "no, non incominciate a mangiare/, pensavo, loro ridevano... /io infatti ne soffrivo /E il giorno troppo presto finiva (Troppa Felicità); "Adesso mi segue e vede solo me/ e pensa...bella nuca, belle orecchie/spalle grandi ma l'ombra è mia e adesso/ sta piovendo e ha dissolto il tempo/ Come in un film in bianco e nero/ Che non finirà" (Finalmente Lucciole). Poi la musica. Dell'antico team è rimasto solo Claudio Panarello, che sostiene con le sue percussioni una delicata ambientazione elettroacustica fatta essenzialmente di harmonium, chitarre e suoni sparsi. Di ascolto in ascolto cresce l'incanto di questi venti bozzetti, altrettanti flash musicali e narrativi che raccontano ognuno uno scampolo di memoria, strappandone il cuore allo scorrere del tempo. La sorpresa è la modernità di questo suono sospeso tra Battiato, low fi, Aldo Tagliapietra, Battisti/Panella, kraut e cantautorato deviante alla Mark Hollis e David Sylvian; nonché il suo gusto squisitamente indie, se ancora ha un senso scomodare un termine del genere a proposito di una produzione italiana. Perfettamente coerente è dunque la collocazione di questo importante ritorno in seno al catalogo Snowdonia, forse, tra le label indipendenti italiane, l 'unica che possa candidarsi a raccogliere, se non il testimone, lo spirito della bella avventura di Gianni Sassi. (8)
Piergiorgio Pardo


ONDAROCK
Dalla mitica Cramps, casa produttrice dell’esordio di “Masturbati” (1978), all’altrettanto mitica Snowdonia, produttrice del secondo “Siamo nati vegetali”, di ben 30 anni successivo. Questo passaggio di testimone è già una dichiarazione programmatica per Andrea Tich, cantautore e compositore di origini siciliane, attivo dapprima con i Bazaar (con Claudio e Elio Panarello). “Masturbati” è così un canzoniere alla Alberto Camerini che - a parità di ironia vitale - suona più magico che tecnologico, e ha note disturbanti, effetti acustici che marcano le liriche, un frasario colloquiale-giovanilistico che dialoga con disturbi obliqui e favolette psichedeliche, quasi un “Hunky Dory” di Bowie in versione sfatta. In questo gioiellino nascosto della discografia italiana collaborano il fido Claudio Panarello alla batteria, Lucio Fabbri al violino e Daniele Cavallanti al sax.
Quello che sembrava destinato a rimanere una classica one-hit wonder italica è invece scovato e ridato a nuova vita dalla provvidenziale label messinese. “Siamo nati vegetali” raccoglie canzoni scritte in questo lungo iato, e quindi arrangiate rimpiazzando l’originario esistenzialismo fiabesco con le qualità trascendenti delle tastiere elettroniche. Questa nuova intelligenza partorisce ballate Eno-iane come “Raccontami”, “Siamo nati vegetali” e “Vento freddo” (la cui coda magmatica la rende un po’ la sua “Tusk”). Tich azzarda pulsazioni techno in “La notte” e “Una storia” (e scade nella poca raffinatezza disco-music di “Sento scricchiolii” e negli eccessi kitsch degni del tardo Battiato di “La scatola” e “Finalmente lucciole”), ma impagina anche andamenti languidi come “Invece di volare”, “Il segnale” e “Cinque stagioni”, andamenti crepuscolari come “Troppa felicità”, e confessioni come “Terremoto”. Man mano si scopre la chiave dell’opera: un ciclo di canzoni altamente coerente, a due passi dall’album fotografico (“Valli’”, “Ma ti ricordi”). Spesso i suoi sussurri lasciano il posto a concertini senza voce che completano la narrazione con anche maggiore commozione: “Non mi abbandonare”, in questo senso, è una delle più emblematiche.
Il passaggio tra “Masturbati” e “Siamo nati vegetali” (in cui però si frappone un’intensa attività per cinema e pubblicità, oltre a collaborazioni e comparse su compilation e tributi, non ultimo quello pe rZappa) rievoca quello tra Mogol e Panella per Battisti, con una consapevolezza però ampiamente cresciuta. Soffre un po’ di zoppia, perché oltre all’incanto ha didascalismo in eccesso. Gioca, e bene, la parte dell’assemblato egocentrico, pure attorniato dai suoi disegni (che campeggiano in tutto il booklet), dall’elettronica di Maurizio Marsico, e da un vago sottotitolo: “Una storia fluttuante di musica e parole”. Dedicato ad Antonio (“Masturbati” era dedicato a Giuseppe).
Michele Saran

Blow Up n. 143 - Aprile 2010
Intervista di Piergiorgio Pardo
Vegetali, uccelli e meduse: le nuove strane canzoni di Andrea Tich


Quando nell'estate del 1978 uscì l'esordio di un giovanissimo Andrea Tich, “Masturbati”, furono in pochi ad accorgersi che si trattasse di un disco importante. Di quelli che aprono delle strade, fondano linguaggi, in una parola osano. In quella strana Italia gravata dal piombo e dai compromessi storici, dall'austerità e dal ripiegamento di ogni possibile illusione e bandiera, si verificava a più riprese il paradosso di concedere uno spazio privilegiato alle voci meno allineate e di lasciarle poi spegnere nell'indifferenza generale, subito sollecitati dalla curiosità successiva. La sostanza musicale dell'album era di per sé spiazzante: canzoni oblique, ironiche, sbilenche, istintivamente vicine ai diversi linguaggi d'avanguardia e sospese fra echi zappiani, sollecitazioni kraut, free form, folk psichedelico, canterbury sound, visionarietà e immaginazione al potere. Con in più un ineffabile istinto di teatralità che serpeggiava fra i solchi, traslandosi in anarchici sberleffi, o metafore dense. Ed infine una poetica ferocia a tematica omosessuale, che appare oggi da un lato uguale e contraria alle barchette dentro un tram di Alfredo Cohen e alla desolazione irosa di Faust'O, dall'altro complementare al boa di struzzo constrictor del primo Ivan Cattaneo. Ma quel che ancora oggi più emoziona è la necessità poetica, la naiveté che pervasero l'aspra decina di Andrea: verrebbe da dirla trasparenza se non ci fossero un velo di naturale malizia e la produzione discreta e geniale di Claudio Rocchi a rendere quelle stesse canzoni un gioco anche mentale. Se ne accorsero in pochi si diceva: il Belpaese era pronto per il transessualismo ratzingeriano da borgata di un Renato Zero. Ora, il tempo in qualche raro caso perdona quelli che hanno osato giocare d'anticipo e fa giustizia: tra le pietre miliari del prezioso catalogo Cramps, così come nella storia del cantautorato italiano “Masturbati” occupa ormai un ruolo di spicco. Lo sanno i molti che vi attingono, da Bugo alle Luci della Centrale Elettrica, agli stessi Afterhours. E la sorpresa più grande, più bella è che quella vicenda, che sembrava licenziata e conclusa, abbia infine avuto un seguito. Tich è tornato con uno splendido album nuovo, “Siamo Nati Vegetali”, edito da Snowdonia, (BU#142) e un immutato desiderio di suonare le sue “strane canzoni”.

Cominciamo con le ragioni di questo ritorno. Cos'è che ti ha spinto dopo tanto tempo a incidere di nuovo un album vero e proprio a tuo nome?

In tutto questo tempo non ho mai smesso né di fare musica, né di guardarmi intorno. Ma il fatto è che oggi vedo passare come in un film tante idee che avevo avuto, o che somigliano alle mie cose. Credo che sia stato proprio questo a farmi decidere di tornare. Certo non ho ambizioni da classifica, né un particolare desiderio di incontrare il gusto delle masse. Ho solo ritrovato la stessa urgenza di allora di suonare e raccontarmi, di continuare a lasciare il mio piccolo testamento musicale, riprendendo il discorso lasciato interrotto con “Masturbati”. Nella mia musica c'è un'evoluzione sonora forse, ma nell'essenza penso sia rimasta la stessa. Sono le cose intorno a me che sembrano tornate ad assomigliarmi. E quindi ci sono ancora una volta.

Il nuovo album è pubblicato dalla Snowdonia. Come è nato questo incontro?

Devo ringraziare Claudio Panarello, uno dei miei collaboratori di sempre, anzi suo nipote, che è un film maker appassionato di musica e che mi ha segnalato la Snowdonia e il loro modo di lavorare. Ho raccolto il suggerimento al volo ed ho scritto ad Alberto Scotti. Con mia grande sorpresa mi sono visto rispondere che “Masturbati” era sempre stato un disco di culto per loro e che avevano in mente di cercarmi da tempo. L'idea di “Siamo Nati Vegetali” è nata nel giro di poco tempo e tutto è stato facile. Mi sono trovato molto bene sia con Alberto che con Cinzia La Fauci, tanto che attualmente sto lavorando a un pezzo per il loro nuovo album. A conti fatti posso dire che l'incontro con Snowdonia mi ha come rigenerato.

Ti dici sorpreso della reazione di Cinzia ed Alberto all'idea di una collaborazione con te. Viene naturale chiederti come tu abbia vissuto il fatto che “Masturbati” sia nel tempo diventato un vero e proprio oggetto di culto.

Mi fai venire in mente una volta che sono andato con Giordano Casiraghi al Bloom di Mezzago e sono stato assalito da un gruppo di ragazzi con in mano il mio disco per farselo autografare. Ti giuro che mi sentivo ridicolo. Sono fatto così: quando ho dei riscontri positivi mi sembra quasi strano; penso di essere un anarchico, creo le mie cose senza pensare a ciò che sto dicendo o facendo, o a come potrà accoglierlo la gente. A volte anche pagando di persona: spesso a chiudermi maggiormente le barriere è stato il mio desiderio di non fare il cantante, ma di suonare la musica che sentivo, in modo spontaneo. Per questo aneddoti come quello che ti ho raccontato mi gratificano molto, ma faccio quasi fatica a pensare che davvero riguardino me personalmente.

In che senso ti definisci un anarchico?

Certamente non in senso politico. In realtà mi percepisco come un'isola, come uno che fa le cose essenzialmente per se stesso. A volte le recensioni hanno parlato di me come di un cantautore politicizzato, forse a causa di alcune liriche di argomento omosessuale, o per via della stessa Cramps, ma io mi sento anarchico esclusivamente perché vivo da solo con il mio mondo: non c'è nessuna intenzione programmatica in quello che scrivo, ma solo della libertà. Come ti dicevo sono del tutto alieno all'idea del riscontro, in quanto l'unico riscontro che mi interessi è suonare, fare degli spettacoli che parlino della mia musica, in cui dirò di un'avventura omosessuale, come dei fiori che sbocciano, di terremoto o di masturbazione.

A proposito di omosessualità: noti delle differenze tra il modo in cui la si viveva all'epoca in cui eri visto come un cantautore militante e oggi?

Ai tempi del mio trasferimento a Milano incontrai Ivan Cattaneo, Alfredo Cohen, mi ritrovai improvvisamente catturato nell'universo delle case occupate, del F.U.O.R.I., delle radio libere. Sino ad allora ero stato nella mia Sicilia a scrivere di cose “scottanti”, che avevano a che fare con il senso di colpa, pur senza rendermene conto. Si trattò di una sorta di punto di forza inconsapevole, perché mi fece fare il grande salto e incontrare un mondo che non mi apparteneva, ma al quale invece curiosamente appartenevo. Oggi le cose sono molto cambiate, ma di contro mi sembra che ci sia una maggiore tendenza a mescolare le persone e gli ambienti, e questo è un fatto sicuramente positivo, soprattutto per uno che come me ha sempre vissuto la propria omosessualità come un normale modo di essere.

Parliamo proprio del tuo arrivo a Milano e del tuo contratto Cramps. Mi racconti come andò?

Avevo mandato una cassetta a Michelangelo Romano di Pop Off e fu lui a consigliarmi di provare con la Cramps. Effettivamente all'epoca non ricordo che ci fossero molti addetti ai lavori ricettivi nei confronti di un discorso musicale come il mio. La gente quando sentiva quei pezzi, che nella versione demo erano ancora più radicali di quello che è finito poi su vinile, non mi buttava fuori per decenza. Ma con la Cramps fu diverso: non era un'etichetta, ma la Factory italiana di Gianni Sassi. Lui era un creativo più che un discografico, più le cose erano particolari più lui era contento: aveva Finardi, Camerini e Area che funzionavano, per cui le cose di contorno lo gratificavano in quanto finivano con l'essere una sorta di misura del suo coraggio artistico: Andrea Tich fu una di queste.

E così nacque “Masturbati”.

Il disco si chiamò così per volere di Gianni. Ricordo che voleva un titolo di rottura. Effettivamente dal punto di vista commerciale non fu una grande mossa. Tu ci pensi ad andare in un negozio e chiedere un disco che si chiama “Masturbati”? Peggio che andare in farmacia a chiedere i preservativi. La produzione doveva inizialmente essere di Demetrio Stratos, ma gli Area partirono per il tour mondiale e il disco fu fatto da Claudio Rocchi, che poi chiamò a suonare Lucio Fabbri e Hugh Bullen, per avere degli ospiti di rilievo. È stata una collaborazione bellissima: Claudio mantenne tutte le sonorità originarie, senza violentarne per nulla lo spirito. Facemmo impazzire il fonico Roberto Zappalà con i nastri Revox velocizzati e al contrario, pieni di sonaglini e batterie. Fu fatto tutto in due o tre giorni e in piena libertà: né Gigi Noia, che era il supervisore dell'etichetta, né Gianni Sassi misero piede in sala di registrazione. Fu un lavoro divertente: mi ricordo di una volta che facemmo un incidente col maggiolone, mentre ci recavamo allo studio, il J.S. Bach, che credo adesso sia di Toto Cutugno... dopo camminammo a passo d'uomo con me che tenevo il parafango... L'atmosfera era questa.

Il disco ebbe una qualche promozione?

Uscì qualche recensione, e poi feci dei concerti, pochi a dire la verità: con Pino Masi, con la Bella Band, a Roma con gli Arti e Mestieri. Mi vestivo da primavera nel bosco con la stoppa degli idraulici come capelli, suonavo la chitarra e l'armonica e cantavo, mentre Claudio Panarello suonava lo xilophono. A un certo punto chiamavo uno del pubblico e lo incitavo a mimare l'atto della masturbazione: era un modo poetico di dire qualcosa sul senso di colpa. Furono momenti splendidi, ma ti ripeto, troppo limitati di numero e nel tempo.

Cosa accadde dopo?

Ho ricordi nebulosi. Il mio contratto si esaurì, la Cramps fu rilevata da Tisocco e io cominciai a vagare in un mare di incertezze, senza avere alcun tipo di possibilità. Quando il catalogo fu preso dalla Polygram, feci un 45 giri commerciale con la Polydor, ma litigando con tutti e finendo con lo scindere il contratto. Le cose ricominciarono a girare quando con Maurizio Marsico ho messo su la Monophonic Orchestra, facendo pubblicità, colonne sonore, cose per la televisione, compilation, il progetto Mephistofunk, un disco su Milano, ancora con Maurizio, in cui raccontavamo la città come una mostra-museo a cielo aperto con le sue installazioni sonore: il tutto senza preordinate intenzioni di carriera, ma solo rispondendo alle mie curiosità musicali.

Sino ad arrivare a “Le Strane Canzoni”

Era parte di un progetto editoriale intitolato “Con questi occhi”, voluto dall'associazione omonima, che si occupa di temi legati alla disabilità. Oltre al mio disco c'è un calendario di disegni: è una creazione alla quale tengo molto, ma che non ha avuto pressoché nessuna diffusione, tanto che quando ho contattato Snowdonia volevo fare un album doppio, che contenesse anche quei brani. Poi la cosa non è stata possibile per ragioni economiche, così ho fatto una fusione di vecchio e nuovo, ed è per questo che “Siamo nati vegetali” contiene venti tracce, alcune delle quali tratte da quella pubblicazione.

A proposito del nuovo album, anche in questo caso ricorre il tuo alter-ego figurativo: Tich

È la mia parte fantastica, quella che rappresenta il mio rapporto con le arti figurative e con la grafica: metto nei disegni lo stesso spirito che mi fa creare la mia musica. Mele che cadono dall'albero, ma con il paracadute, un televisore che capta acquari: sono disegni che non hanno un significato simbolico vero e proprio, ma hanno la sola funzione di esprimere la mia fantasia.

È una dimensione visionaria che mi sembra si possa riscontrare anche nella musica di “Siamo Nati Vegetali”

È vero. Le canzoni partono da frammenti di testo che poi si sviluppano in musica: è come se io ti raccontassi una cosa e poi ti dicessi “adesso ascoltala”. La coda strumentale dei pezzi è quello che il testo ti vorrebbe far vedere, per cui mi piacerebbe che per queste liriche ci fosse uno sviluppo anche visuale. Per Vento Freddo ad esempio mi piacerebbe moltissimo venisse creata una coreografia.

A proposito di Vento Freddo, mi sembra che in questo come in altri testi ci sia una dimensione pascoliana, quasi un mondo da Digitale Purpurea

Mi piace il fatto di spiare le emozioni. Come mi piace che le cose siano sospese, irrisolte, per questo spesso si allude a un evento che poi non accade, o a un'immagine che non si consuma completamente. Io sono soprattutto un musicista, per cui il testo a volte è quasi una costrizione, o uno spunto, anche se a volte capita che la parola mi prenda la mano come è successo per La Scatola, oppure che le immagini siano densissime, come per Meduse In Amore , la quale nasce da una leggenda siciliana che vuole che le meduse, una volta fuori dall'acqua, diventino di vetro.

Essendo soprattutto un musicista, hai una preparazione accademica o soprattutto istintiva?

Certamente istintiva. Sia dal punto di vista tecnico che come approccio compositivo. Ho imparato da autodidatta, su una vecchia chitarra a due corde e un manuale con i pallini, e anche adesso faccio tutto da solo, qui a casa mia, con una chitarra midi, una acustica, una tastiera e i programmi di editing. Ormai sono restio a suonare gli studi.

Quando hai composto il materiale dell'album?

In epoche diverse. Alcuni di questi brani, per esempio Terremoto , che non c'entra niente con i fatti dell'Aquila, risalgono addirittura al tempo del primo disco, ma erano rimasti fuori perché la scelta era caduta su cose più “zappiane”, come Odore d'Erba , o Uccello .

Hai citato Zappa, quali sono le tue altre influenze?

Zappa è certamente quella più presente, ho una vera adorazione nei suoi confronti, anche per quel suo modo di spezzare la melodia, al quale a volte le mie canzoni somigliano. Ma ci sono anche i Kraftwerk, o certi colori, certe ambientazioni della musica dance tedesca: pur essendo siciliano, sono tedesco per parte di madre e sicuramente c'è qualcosa di kraut che mi scorre nelle vene e che influenza la mia musica.

Si può dire la stessa cosa anche delle tue origini mediterranee?

Certo. In Ma Ti Ricordi per esempio parlo del mare, del sole, della mia infanzia, di quando vivevo spensieratamente l'estate siciliana. La mia musica è stata molto influenzata dal clima, anche se nelle mie vene non scorre sangue siciliano ho assorbito la sicilianità e l'ho trasferita nella mia musica. Forse per questo delle volte nel nuovo disco ci sono delle atmosfere così cantabili.

Un elemento ricorrente nelle liriche di quest'album è il volo: di cosa parlano Invece di Volare e Raccontami ?

La prima parla di un'esperienza in acido, che consiste in quando voli e il tuo corpo si divide da dentro, un'esperienza diversa da quella degli uccelli, che invece si librano nell'aria con tutto quanto il loro corpo. Noi uomini possiamo volare, ma solo grazie a una droga e rimanendo con i piedi per terra. Raccontami è invece un dialogo tra un figlio che chiede alla madre di insegnargli a volare e questa gli risponde “siccome sei omosessuale non puoi volare come tutti gli altri”. In entrambi il volo è ricollegato a una sorta di divieto, di castrazione o frustrazione.

Da cosa nasce il titolo dell'album?

Mi piaceva molto il suono della frase, e anche questa specie di idea dell'uomo-pianta o della pianta- uomo. È un'idea che mi fa quasi pensare a Stevie Wonder e alla sua vita segreta delle piante, la cui musica raccontava come le piante abbiano una loro vita, pensino e comunichino.

Come proporrai il nuovo materiale dal vivo?

Sarò da solo con le basi, canterò e suonerò l'armonica. Ho in mente uno spettacolo multimediale, con video clip e immagini. Vorrei una sorta di scatola, qualcosa di intimo: una poltrona una abat jour e un monitor su cui proiettare delle immagini. Mi piacerebbe insomma che il live avesse anche una dimensione visuale.

Cosa ti aspetti da queste nuove strane canzoni?

Di suonare, suonare, suonare il più possibile.

Piergiorgio Pardo

RUMORE
Esordito nel ’78 con Masturbati per la gloriosa Cramps (con canzone inneggiante a quella cosa lì), Tich è un cantautore da (micro)culto che completa un quadro con Rocchi, Battiato e Camisasca agli altri angoli. Intima poesia del quotidiano, trasposta in estatiche epifanie con tenero misticismo addolcito di stravaganza freak. Dopo lunga latitanza rotta da rare produzioni marginali, l’autore torna con un vero album che è, fin dall’autografa copertina, diretto e coerente proseguo di quel primo lp. Nel frattempo, l’universo musicale ha ruotato varie volte su se stesso e oggi Tich, se non lo tradissero gli arrangiamenti elettro-analogici un po’ Ottanta, potrebbe passare per corrispettivo nostrano del wyrd folk più eco-friendly. Comunque, un gradito soffio d’aria fresca.
Vittore Baroni

SENTIREASCOLTARE
siamo nati vegetali è l’album del ritorno di Andrea Tich, autore di Masturbati, disco di culto uscito nel 1978 per la prestigiosa Cramps e prodotto da Claudio Rocchi. Tich in realtà la musica non l’aveva mai lasciata, avendo lavorato negli anni a vari progetti (pubblicità, colonne sonore, elettronica) e collaborazioni, come quella con Maurizio Marsico. L’esordio, in netto anticipo sui tempi, e dalle alterne fortune, portava con sé un discorso musical poetico “di rottura” per i tempi, riguardo musica e testi, con influssi del Frank Zappa più deviato e psych, nume tutelare del Nostro, insieme a tutte le sperimentazioni dei 70 nell’ambito del pop italiano.siamo nati vegetali continua quel discorso e insieme costituisce un compendio compiuto della musica fatta finora dal musicista siciliano; il disco è stato realizzato con l’aiuto del fido Claudio Panarello, utilizzando anche vecchie registrazioni restaurate - come svela l’autore - sulle quali sono state operate alcune sovraincisioni vocali e strumentali. L’album mescola canzone d’autore ed elettronica, richiamando il Franco Battiato inizi ’70 (versante musica cosmica tedesca); si accompagna a testi sempre molto acuti e liberi, tra associazioni per immagini, riflessioni di vita vissuta e rielaborazioni, accompagnate da sonorità eteree ma al tempo stesso concrete, in cui la melodia è piuttosto presente. Una concezione di “musica totale”, quindi, che è la chiave di lettura di tutto il lavoro, sia quando si rifà al passato rielaborando prog e pop, che quando si distende in ritmiche un po’ più accentuate che sanno di electropop. Qua e là si avvertono richiami di quel cantautorato già citato, da Alberto Camerini a Ivan Cattaneo e al passato recente di uno come Bugo, che ci sembra aver preso da quelle matrici.
Andrea Tich rimane quindi ancora oggi artista inclassificabile e di frontiera più che mai e per questo piuttosto affascinante, fra naiveté congenita ed esagerazione, sfiorando a tratti un kitsch sublime. Un bel ritorno.
Teresa Greco



Rock on
Andrea Tich è Dio. Un Dio fra gli uomini. Il Dio degli uomini. Il Dio umano. L’onnipotenza di Dio. L’essenza innaturale. Andrea Tich è una divinità. Andrea Tich è il padre, il figlio e lo spirito santo. Senza errori. Nessuno sbaglio. La grandezza. L’immensità. Lo spazio. Il vuoto assoluto. Dio c’è. Andrea Tich c’è. E si sente. Il Dio del ventesimo secolo. Signore, proteggici dall’alto. Non esistono altre religioni. Nessun credo. Nessuna religione. Nessuna profezia. Andrea Tich e i tre segreti di Augusta. Era il 1978, era “Masturbati”. Era l’Italia punk. Era l’Italia con le borchie. London Calling. Erano le spille. Era la rivoluzione. Era l’esordio discografico di Andrea Tich. Una serie di progetti e di collaborazioni. Poi il ritorno. Nuovamente Andrea Tich. Amorevolmente Andrea Tich. Improvvisamente, “Siamo Nati Vegetali”. Venti brani, un’ora e poco più. Produce Snowdonia Records. “Siamo Nati Vegetali”, il proseguimento di un viaggio, la storia del cantautore siculo. “Siamo Nati Vegetali”, venti scatti fotografici, venti fogli, venti canzoni, venti nuvole nel cielo schiacciano e imbiancano la terra. Tutto è soffice. Tutto è morbido. La poesia. Frank Zappa, Franco Battiato, Lucio Battisti in versione Panella. La canzone italiana in Germania. I krauti a colazione fanno male. Sono pesanti. Sono indigesti. Sono buoni. Fanno bene. Prendetene e mangiatene tutti, fate questo in memoria di Andrea Tich.
“Siamo Nati Vegetali”, Snowdonia Records è sempre lì, in prima fila. Andrea Tich insegna. Andrea Tich regala. Andrea Tich canta. “Racconta una leggenda che quando le meduse sono in amore se uno dei due muore l’altra si abbandona sulla spiaggia e lascia che il sole con il suo calore la trasformi in una gemma di vetro…e nella notte dal cielo un angelo la raccoglie e ne fa un prezioso diadema. Loro cantano così”. Capolavoro.
Francesco Diodati

Andrea Tich in concerto al Tagofest di Massa
A Marina di Massa, dal 2 al 4 luglio 2010 si tiene "TagoFest", festa delle etichette indipendenti. Il 4 luglio suona Andrea Tich che presenta, in uno show multimediale, le sue "strane canzoni" tratte dall'album del 1978 e dal suo ultimo album "Siamo nati vegetali"
Andrea Tich in un’immagine del 1978. Il cantautore sarà al Tagofest di Marina di Massa il 4 luglio 2010
A Marina di Massa, dal 2 al 4 luglio 2010 si tiene “TagoFest“, giunto alla sua sesta edizione (c/o Tagomago via Stradella n. 20 Massa). Tagofest è la festa delle etichette indipendenti italiane che è cresciuta nel corso delle prime cinque edizioni come preciso punto di riferimento per gli appassionati della musica indipendente.
Tra le novità la performance di Andrea Tich, storico cantautore che ha esordito nel 1978 con “Masturbati”, prodotto da Claudio Rocchi e pubblicato dalla mitica Cramps. Si esibirà domenica 4 luglio all’interno del Tagofest con il suo nuovo progetto multimediale; mentre si esibirà sullo sfondo saranno proiettati video appositamente creati, Andrea Tich eseguirà le sue “strane canzoni”, tratte dall’album del 1978 e dal suo ultimo album “Siamo nati vegetali” (Snowdonia 2010).
La sua musica la si è ricollegata a Ivan Cattaneo, ad Alfredo Cohen, insomma al filone della canzone gay… ma Andrea non ama i collegamenti. «Lo scaffale della “musica omosessuale” – ci dice - è uno solo, mentre quello della musica etero ha varie classificazioni basate su stile, genere, sonorità ecc… la musica è musica… le classificazioni, sono sempre riduttive e non tengono conto che ogni uomo è “diverso”».
Così ci spiega Andrea il suo spettacolo dal vivo: “Si tratta dell’installazione di uno spazio nel quale ricreo una parte del mio cosmo, dove mi muovo, mando loop e proietto video. Lo show sarà un’occasione per entrare nel mio mondo poetico/musicale privato, e la musica sarà fatta di sensazioni pure, sonorità eteree e flashback psichedelici, insomma ascolterete le mie strane canzoni…”
Sull’ultimo numero di “contrAPPUNTI” (n. 2/2010), la rivista trimestrale del Centro Studi per il Progressive Italiano appare una corposa intervista a Tich tra passato e presente.
G. M.

Da STORIA DELLA MUSICA i 133 dischi indispensabili
Andrea Tich

Siamo Nati Vegetali
Ritorno sfarzoso per Andrea Tich, dopo ben trentadue anni. Ovvero, i trentadue anni che separano quest’opera dalla precedente a firma Andrea Tich, ovvero quel “Masturbati” datato 1978 da questo “Siamo Nati Vegetali”. Trentadue anni di relativo silenzio, considerato che il nostro è stato indaffarato in una serie di progetti di varia natura, soprattutto colonne sonore per documentari, cinema e pubblicità, collaborazioni, in particolare con Maurizio Marsico, nonché in numerosi contributi sparsi su compilation di vario genere.
Filo conduttore tra il precedente “Masturbati” e l’attuale “Siamo Nati Vegetali” è la sperimentazione, un po’ kitsch e deviata, a tratti vagamente psichedelica.
Più che un LP, “Siamo Nati Vegetali” appare come una vera e propria raccolta, dati lo sviluppo storico e il contenuto voluminoso dell’opera: ben 20 brani concepiti nell’arco di tre decenni, tutti scritti, arrangiati ed eseguiti da Andrea Tich. La personalità dell’autore emerge come un incrocio tra l’approccio cantautoriale del Paolo Benvegnù solista, il pop-folk di Moltheni, le tendenze cosmiche del primo Franco Battiato e l’eclettismo spensierato di Alberto Camerini tra ricerca e sperimentazioni tecnologiche.
Siamo Nati Vegetali” si presenta come un disco abbastanza variegato, la cui costante è rappresentata dalla presenza quasi costante di beat elettronici, atmosfere oniriche e sonorità orientaleggianti. Gran parte del disco esibisce un electro pop dalle svariate sfumature: folktronica per la combinazione di elettronica e sonorità acustiche, come in “Siamo Nati Vegetali”, “Invece Di Volare”, “Finalmente Lucciole”; glitch (“IòI Che Coccolo”); oscillazione tra synth pop e techno dance di “La Notte (Stai Sveglio)”, “Una Storia” e “Sento Scricchiolii”; “world” per i continui rimandi etnocentrici (strumenti e ritmi etnici), come in “Troppa Felicità”, “Entra Piano” e “Raccontami”; sperimentazioni più evidenti, tra field recordings (“Meduse In Amore (La Leggenda)”) e avanguardia (“Valli’”, “Vento Freddo”). Incontriamo poi il pop-rock di “Terremoto”, “Il Segnale” e “La Scatola” e, soprattutto, il pop-folk di “Valli’”, “Luna Trasparente”, “Cinque Stagioni” e “Ma Ti Ricordi”.
Il piatto è davvero ricco e Andrea Tich non si fa mancare proprio nulla in “Siamo Nati Vegetali” e si concede anche una digressione progressive rock in “Non Mi Abbandonare”. Il risultato è complessivamente buono nel rapporto quantità-qualità. Ritorno davvero gradito quello di Andrea Tich; nella speranza di non dover aspettare altri trentadue anni per il suo terzo LP.
di
Roberto Maniglio

SANDS ZINE
ANDREA TICH "siamo nati vegetali"
Dal Cramps “Masturbati” (78) al novello “Siamo Nati Vegetali” Andrea Tich, nei 31 anni frapposti, non ha mai interrotto gli allenamenti con la musica: tonicità mantenuta alla grande con la messa in onda di tanti progetti, e dove ha valore ricordare almeno la cosmica prodotta col fido Claudio Panarello (Progetto Tich) come le manovre definite in compagnia dell’istituzione Marsico, indirizzo italo (Tequila & Marijuana) o mutate a concept (“Milano città nella città”). L’atterraggio su Snowdonia è letteralmente fluviale, 20 gemme dove una scrittura fatata e mai sazia di enigmi è alle prese con musiche altrettanto delicate e sfuggenti, poiché il mood porta facilmente a puntare sul cantiere italico, Battiato e Battisti stadio ermetico i più quotati. Gli arrangiamenti, dalla consistenza sintetica, partoriscono dolcezze in forma ballad dal sapore biologico come nella title track, scritta in comunella con Marsico, si fregiano di tracciati a metà tra il barocco e l’orientale, Entra Piano, e finiscono per indurre in tentazioni al movimento, un pelo eccessive ne La Notte come nel 4/4 techno di Sento Scricchiolii, più androidi e complicate invece nella coda di Raccontami. Con le sue parole Tich ispeziona allo stesso tempo ricordi ormai annebbiati del passato, il clima rarefatto di Vallì e quello attonito di IòI che Coccolo; compone piccoli haiku ritti sull’esistenza, Non mi Abbandonare, e accarezza vette d’inusitata poesia con Meduse in Amore: «Racconta una leggenda / che quando le meduse sono in amore / se uno dei due muore / l’altra si abbandona sulla spiaggia / e lascia che il sole con il suo calore / la trasformi in una gemma di vetro…».

ROCKERILLA
Autentico outsider della scena italiana durante gli anni d’oro della Cramps, il Siciliano Andrea Tich sceglie un’altra label deviante come la Snowdonia per dar seguito al suo disco di debutto del 1978, “masturbati”. Nulla dell’originario spirito freak si è perso per strada, neanche i vecchi compagni di viaggio Claudio Panarello e Maurizio Marsico, di nuovo al fianco di Tich in queste venti pillole di neo-prog leggero come l’aria e di “poesia del quotidiano” in chiave elettropop da assumere in un’unica somministrazione. Un piccolo capolavoro di arte surreale, potenziale disco di culto per chi ha amato gli sberleffi geniali di Zappa ed il misticismo d’antan di Juri Camisasca, i “dischi bianchi” del Battisti elettronico ed il nonsense low-fi delle prime prove di Bugo. Bentornato tra noi Andrea.
Raffaele Zappalà

SUPERMIZZI
Torna Andrea Tich, autore negli anni settanta di un disco targato Cramps, “Masturbati”, autentico gioiello e assoluto oggetto di culto. Il musicista siciliano continua la sua ricerca nelle vesti di cantautore non allineato, impegnato a trovare nuove possibili strade di dialogo tra musica e testi. Il risultato resta così a metà strada tra la sperimentazione e una assoluta godibilità pop, canzoni che si apprezzano a diversi livelli d'ascolto. Raffinato, poetico e introspettivo, Tich rimane un po' un alieno, ma l'ascolto è davvero consigliato.
Guido Siliotto

ROCKIT
Gli anni 70 dovevano essere liberi e belli se anche un omosessuale impenitente nonché propagatore della nobile arte della pugnetta come Andrea Tich poteva bussare alla porta di Gianni Sassi e farsi licenziare un disco dalla Cramps. "Masturbati" esce nel 1978: prodotto da Claudio Rocchi (si sente e come!) e ispirato al patchwork stile primo Alberto Camerini, non tarda a passare alla storia come disco di culto o poco più. Destino cinico e baro per un lavoro che avrebbe meritato ben altri numeri, e poi che rabbia vedersi sdoganare un argomento tabù come l'autoerotismo da quella ruffiana di Gianna Nannini, giunta al successo l'anno successivo con "America". Il dopo di Andrea Tich consiste in un paio di 45 giri ancora più inosservati e una mesta uscita di scena. Non definitiva, come testimonia un ritorno a dir poco inatteso e l'arrivo di "Siamo nati vegetali". Sono passati 32 anni e si sente, il suono freakketone di un tempo ha lasciato spazio al synth e al computer (più che di Rocchi o Camerini ora bisognerebbe scomodare il Lucio Battisti post Mogol o il Franco Battiato elettronico), i testi sono più malinconici, quasi avessero a che fare con una "boccata profonda di aria passata", cosa che non impedisce loro di ricadere nel vecchio vizio (in "La notte (stai sveglio)" si parla ancora di masturbazione). Difficile e senza senso mettersi a confrontare il passato con il presente: l'Andrea Tich di oggi è un'altra persona, forse maggiormente riflessiva e malinconica ma ancora capace di tirare fuori (im)possibili hit da classifica ("Entra piano" è da heavy rotation) e un disco tutto sommato bello, anche se l'ispirazione non è più quella dello scorso secolo (ma non si era detto di non tirare fuori raffronti col passato?). E poi appare evidente che sia stata un'urgenza espressiva da primato a farlo tornare in sala di registrazione (dicono niente gli oltre 75' di durata del cd?) e non certo un'operazione studiata a tavolino, della quale, peraltro, si sarebbero accorti in pochi. Il suo è un rientro in punta di piedi, che rafforza uno stato di artista di culto all'interno del quale Andrea Tich sembra essere destinato a rimanere. Oggi ancora più di ieri.
Giuseppe Catani

BEAUTIFUL FREAKS
Andrea Tich c’era quando succedevano alcune cose importanti per la musica pop italiana.Nel 1978 pubblica per la Cramps records (sì, quella degli Area) un album dal titolo indianometropolitano “Masturbati”. Trentadue anni dopo torna con un mastodontico album di venti pezzi per oltre un’ora di musica. Nel mezzo una miriade di collaborazioni e registrazioni più o meno casalinghe (sul website di tich è presente una dettagliata cronologia).
Tich riapre oggi il suo scrigno sonoro e dentro ci si trovano cose strane e affascinanti. Folktronics e bizzarrie elettro-acustiche degne degli Animal Collective, si alternano a bozzetti di cantautorato sghembo (c’è una linea che congiunge Battiato e Syd Barrett, passando per Battisti?). Ci sono poi pezzi più convenzionali screziati da testi metafisici e panteistici, nei quali lo stupore per i misteri della natura (siamo o non siamo nati vegetali?) delinea una poetica assolutamente originale. Il tutto corredato dalle belle illustrazioni
che impreziosiscono la produzione della sempre coraggiosa Snowdonia.
(gfz - gianfrancozucca@gmail.com)

TALENT.se77e
Andrea Tich è un audace e solitario cantautore per metà siciliano e metà inglese, per metà elettronico e metà acustico: di certo è uno dei più interessanti ed intimisti autori che conosciamo. “Masturbati” fu l’album che lo consacrò fra le nuove leve del pop-sperimentale, uscito per la famigerata ed eclettica Cramps nel 1978.
Negli anni a venire Andrea non è stato con le mani in mano, realizzando
musiche per documentari e per il cinema, partecipando a vari dischi di Maurizio Marsico. Ha accumulato, soprattutto, esperienza e scrutato il mondo dal suo microcosmo compositivo.
Questo uomo è il raro esempio di musicista semplice, colto, lontano dalla luce dei riflettori. “Siamo nati vegetali” irride 30 anni di evoluzione musicale ed esce per la Snowdonia, l’etichetta siciliana che meglio di chiunque altra ha preso l’eredità della Cramps; il disco, senza paletti, infrange ogni regola e dona all’ascoltatore 20 ballate elettropop scalze, dolci sussurri di armonie scomposte e fragili. Uniche ed inequivocabili, le canzoni aprono uno spiraglio a qualsiasi cuore inaridito; in “Entra piano” la timidezza e l’amore accompagnano il silenzio: “Entra piano che mia madre dorme e aspetta che ti faccio strada io chiude pianissimo la porta e dice non far rumore non si sa mai come la notte quando torni a casa e questa notte quasi voli una porta tutta in legno con su scritto oggi ci penso… domani deciderò”; passando per il solo ‘solitario’ della chitarra progressive di “Non mi abbandonare”: “Io so cosa stai pensando, si io lo so puoi chieder quello che vuoi ma non mi abbandonare”; i sali e
scendi delle note e la profumata semplicità di “Iòi che coccolo”: “Claudio mi chiamò a casa sua non riusciva a capire come riuscissi a cantar con la voce fine mi chiese di cantare in quel modo davanti a suo padre. Io, io lo feci ma provai tanta vergogna… poi sono stato felice di tornare a casa…”.
Tutta questa poesia è accompagnata, nel libricino all’interno del Cd, dal tratto pacifico dei disegni dello stesso Tich.
Un disco così delicato e sensibile è raro da ascoltare oggi; un episodio di silenzio e calore, di una voce soffusa e delicata che racconta la sua vita, accompagnata da una musica mai invadente o inopportuna: un capolavoro di minimalismo cantautorale, un tassello mancante nell’enciclopedia musicale alla voce: opere post-moderne!

AUDIODROME
Questo disco è uscito a inizio 2010, molto di più è passato da Masturbati del 1978 e si era ancora in casa Cramps. Di tutto quel mondo molto si è perso, molto è stato metabolizzato e fa piacere pensare (sperando che sia vero) che si sia impresso nel cuore e nelle anime di chi oggi magari di musica non ascolta più nulla. Ai tempi c’erano Claudio Rocchi o Lucio Fabri a sostenere Masturbati e i dischi di Alfredo Cohen e Ivan Cattaneo, rappresentativi  - come quello di Andrea - del proprio essere omosessuali, senza vittimismo o patetismo, e di una cifra musicale naif, ma molto personale e pungente. Siamo Nati Vegetali non fa sconti e mette insieme una serie di istantanee da anima dilaniata adagiate in letti di elettronica molto vicina ad un revisionismo di quanto professato tempo addietro dal primo Battiato e dai dischi del duo Battisti/Panella. Ed è davvero come se Andrea non si fosse mai fermato e risentirlo ancora qui, sentire ancora una voce che semplicemente racconta la realtà e la rende poesia come fosse andare a prendere un caffè al bar, è importante e fa bene al cuore. È trascorso un anno, ma la forza di Siamo Nati Vegetali è ancora lì, pronta ad affiancarsi alla vostra.
Giampaolo Cristofaro

delRock
Andrea Tich, milanese di natali siciliani, aveva esordito nel '78 con un album a tutti gli effetti mitologico, fin dal titolo, Masturbati, non a caso pubblicato da Cramps, non a caso prodotto da Claudio Rocchi (e non a caso glorificato dal sito "Orrore a 33 giri"): gustosissimo biglietto da visita di un animo ultrafreak in forma di cantautorato (vagamente) folk (ma soprattutto) psichedelico-zappiano (e zappiano nell'accezione più psichedelica - e Dada - della parola).
Negli anni Tich ha sempre continuato a produrre e proporre la propria musica, ma da artista defilato, artigianale e appassionato quale è, cosicché quell'album è rimasto un unicum, collaborando assiduamente con un altro "personaggio" della Milano post-'68 come Maurizio Marsico (col quale ha esplicitato la passione per Zappa partecipando a uno storico tributo tutto italiano curato nel 1994 dalla rivista SONORA). Torna adesso, finalmente con un album vero e proprio, non a caso su Snowdonia, riproponendosi con un candore e una freschezza che forse non ci si aspettava. Ancora totalmente perso nei suoi trip mistico-panteistico-psichedelici, voce profonda e fragrante sempre raddoppiata o echizzata, calato in un immaginario anni Settanta rivisitato però attraverso una tecnologia - e uno sguardo - anni Ottanta, con risultati che spaziano dal cantautorato all'electro-pop al "pastrocchio" New Age. Alla batteria, il compagno di sempre - fin dall'esordio crampsiano - Claudio Panarello; alle tastiere, in Ma ti ricordi, proprio lui, Maurizio Marsico, anche co-autore della title track. Sopra le righe, ma sussurrato col piglio di chi non rincorre più niente e nessuno (e allora forse sarebbe meglio dire "sotto le righe"), decisamente non per tutti, naïf - nella musica e nei testi - fino a rasentare a tratti il kitsch, ma capace di regalare momenti purissimi tra goduria weird (Sento scricchiolii), narrazione commossa sul filo dei ricordi (come diluiti nel sonno-sogno; Troppa felicità) e poesia in forma di haiku (la deliziosa La scatola).
Un aggettivo per descrivere questo disco? Tenerissimo. No, ne servono due: tenerissimo e sincero. Un'immagine: un foglio argento lucido con sopra dei coriandoli.
di Gabriele Marino

NerdsAttack.net
Protagonista di un oscuro ma significativo esordio nel 1978 (’Masturbati’) prodotto dalla storica etichetta Cramps e sottoposto alle cure di Claudio Rocchi, Andrea Tich si ripropone sulle scene a più di trent’anni di distanza con ‘Siamo Nati Vegetali’, questa volta su Snowdonia. Trent’anni trascorsi in modo silenzioso ma proficuo: nel suo curriculum, attività nel mondo cinematografico e della pubblicità, nonché la partecipazione a progetti musicali vari, tra i quali spicca un tributo a Frank Zappa. L’album, “Una storia fluttuante di musica e parole”, come viene definita nel booklet, ha effettivamente dalla sua la capacità di mantenere un’atmosfera sognante ed eterea per tutta la sua non scarsa durata. Il filo conduttore dell’opera è un cantautorato sottoposto a un trattamento a base di tastiere elettroniche, voci spesso filtrate e raddoppiate, pulsazioni dance (’La Notte (Stai Sveglio)’) e derive cosmiche. Frutto  in buona parte di rielaborazioni e recuperi di materiale scritto e concepito nel corso di questo lungo iato, ‘Siamo Nati Vegetali’ si abbevera a diverse fonti: dalla musica cosmica, passando per il Battiato a cavallo tra sperimentazione e svolta pop, il dream-pop (’Ma Ti Ricordi’), fino ad arrivare a frangenti quasi progressive, soprattutto nelle melodie, nello stile del canto e nell’uso di alcuni particolari suoni di tastiera (’Il Segnale’). Senza poi dimenticare un richiamo, in alcuni passaggi particolarmente forte, a Brian Eno (in primis in ‘Raccontami’). Spesso e volentieri, le varie componenti della sua musica si mescolano, determinando ora suggestivi ora stranianti intrecci (un esempio è ‘Sento Scricchiolii’, dove una base musicale che ricorda da vicino ‘Butterfly’s Wing’ degli ultimi Mercury Rev fa da tappeto a un canto alla Battiato). I testi alternano chiari riferimenti autobiografici (’La Notte (Stai Sveglio)’, ‘Troppa Felicità’) alla costruzione di trame fiabesche e fantastiche (’Meduse In Amore’, ‘Vento Freddo’) fino alla narrazione di bozzetti reali, o comunque verosimili, mediante una prosa oscura e allusiva (su tutte, ‘La Scatola’). A penalizzare il lavoro di Tich sono la prolissità del disco e il ricorso a melodie ed effetti a volte ripetitivi. Ad ogni modo, un gradito ritorno.
Eugenio Zazzara

SALTINARIA
Dopo anni vissuti ad ascoltare e ad osservare quello che accadeva musicalmente in Italia, Andrea Tich ritorna, grazie alla geniale Snowdonia, con “Siamo nati vegetali”, un capolavoro senza tempo! 
Andrea Tich è un audace e solitario cantautore per metà siciliano e metà inglese, per metà elettronico e metà acustico: di certo è uno dei più interessanti ed intimisti autori che conosciamo. “Masturbati” fu l’album che lo consacrò fra le nuove leve del pop-sperimentale, uscito per la famigerata ed eclettica Cramps nel 1978.
Negli anni a venire Andrea non è stato con le mani in mano, realizzando musiche per documentari e per il cinema, partecipando a vari dischi di Maurizio Marsico. Ha accumulato, soprattutto, esperienza e scrutato il mondo dal suo microcosmo compositivo.
Questo uomo è il raro esempio di musicista semplice, colto, lontano dalla luce dei riflettori.
Siamo nati vegetali” irride 30 anni di evoluzione musicale ed esce per la Snowdonia, l’etichetta siciliana che meglio di chiunque altra ha preso l’eredità della Cramps; il disco, senza paletti, infrange ogni regola e dona all’ascoltatore 20 ballate elettro-pop scalze, dolci sussurri di armonie scomposte e fragili.
Uniche ed inequivocabili, le canzoni aprono uno spiraglio a qualsiasi cuore inaridito; in “Entra piano” la timidezza e l’amore accompagnano il silenzio: “Entra piano che mia madre dorme e aspetta che ti faccio strada io Chiude pianissimo la porta e dice non far rumore non si sa mai Come la notte quando torni a casa e questa notte quasi voli Una porta tutta in legno con su scritto oggi ci penso domani deciderò”; passando per il solo ‘solitario’ della chitarra progressive di “Non mi abbandonare”: “Io so cosa stai pensando, si io lo so Puoi chieder quello che vuoi Ma non mi abbandonare”; i sali e scendi delle note e la profumata semplicità diIòi che coccolo”: “Claudio mi chiamò a casa sua non riusciva a capire come riuscissi a cantar con la voce  fine mi chiese di cantare in quel modo davanti a suo padre. Io, io lo feci ma provai tanta vergogna poi sono stato felice di tornare a casa”.
Tutta questa poesia è accompagnata, nel libricino all’interno del Cd, dal tratto pacifico dei disegni  dello stesso Tich.
Un disco così delicato e sensibile è raro da ascoltare oggi; un episodio di silenzio e calore, di una voce soffusa e delicata che racconta la sua vita, accompagnata da una musica mai invadente o inopportuna: un capolavoro di minimalismo cantautorale, un tassello mancante nell’enciclopedia musicale alla voce: opere post-moderne!
Giuseppe Bianco

Intervista Le canzoni vegetali di Andrea Tich
Strano anno il 1978, con il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro e poi il mistero dell’aereo DC9 caduto ad Ustica… strano anno che vide giungere (per modo di dire) nei negozi due dischi “strani”, due debutti  “non allineati” (come si diceva all’epoca): quello di Faust’O con Suicidio (CGD) e quello di Andrea Tich con Masturbati (Cramps). Il primo artista nato in provincia di Pordenone, l’altro in provincia di Siracusa. Probabilmente si avvertiva la decadenza, la fine di una stagione, la new wave che avanzava.
Tich, in particolare, è un artista complesso dalle molte facce. Siciliano, con  padre di Fiume e madre di Francoforte… è anche disegnatore e fumettista (le sue tavole con l’omino TICH appaiono sulla rivista di fumetti “Sorry” già nel 1973).
Partecipa ad alcune manifestazioni e festival pop in quel periodo: Il concerto ad Aprilia per nuovi gruppi, Il festival pop di nuove tendenze e d'avanguardia a Nettuno, Pop festival di Caracalla (Roma), Zerbo Pop (Milano), Palermo pop.
Da Augusta si trasferisce a Milano con il fido compagno d’avventura Claudio Panarello (batterista, ancora oggi al suo fianco) ed approda alla corte Cramps di sua maestà Gianni Sassi, che capisce il talento, la particolarità, l’originalità del suo progetto  fuori dalle righe. Nasce così questo disco di culto in cui ci sono canzoni che si intitolano Uccello (non il volatile), Masturbati (e nei concerti si invitano gli spettatori a mimare l’onanismo).
«Il 20 gennaio del 1978 – ricorda - entrai in sala di registrazione (J.S.Bach Recording Studio in via Carbonera a Milano) e iniziai a registrare il mio album Masturbati con la produzione di Claudio Rocchi e con i musicisti  Hugh Bullen al basso, naturalmente Claudio Panarello alla batteria e percussioni, Lucio Fabbri alle tastiere e al violino, Daniele Cavallanti al sax, Pino Patti alla chitarra ed io che suonavo un po' di tutto e cantavo le mie “strane” canzoni».  
La sua musica la si è ricollegata a Ivan Cattaneo, ad Alfredo Cohen, insomma al filone della canzone gay… ma Andrea non ama i collegamenti. «Lo scaffale della “musica omosessuale” – ci dice - è uno solo, mentre quello della musica etero ha varie classificazioni basate su stile, genere, sonorità ecc… la musica è musica… le classificazioni, sono sempre riduttive e non tengono conto che ogni uomo è “diverso”».
Ha ragione da vendere. Il difetto di molti critici e cronisti della musica, compreso il sottoscritto, è di affiancare, accostare, catalogare… ma il suo percorso è indubbiamente originale e unico.
Nel 1982 pubblica quella che è la sua ultima uscita da solista, il 45 giri Sono Tich.
E’ proficua la collaborazione che avvia con Maurizio Marsico… la sua attività musicale si diversifica e aumentano i progetti paralleli legati al mondo dell'arte, delle colonne sonore, dei jingle televisivi e del teatro. E’ affascinato anche dalla musica elettronica. Con Marsico, a quattro mani, realizza  due dischi  Le avventure di Paul Silence (Tamm, EP 1987) e Milano città nella città (Tamm 1992).
«Con Maurizio collaborammo a tanti progetti musicali alcuni dei quali riconosciuti e apprezzati… ero la voce nella colonna sonora del primo film elettronico interamente realizzato in Italia: Mefistofunk, con Monofonic Orchestra, mi occupavo del background con musica dal vivo suonata sul film di Alfred Hitchcock The Farmesr's Wife, Stereo un film di David Cronemberg spettacolo multimediale per Suoni & Visioni con musica dal vivo, insieme a musicisti del calibro di Rhys Chatham, Giulio Capiozzo, Robert Brown, Steve Piccolo, Tommaso Leddi, e naturalmente Maurizio Marsico».
Da segnalare anche, più recentemente, la collaborazione alla colonna sonora del film di Claudio Rocchi Pedra Mendalza  con la canzone Troppa felicità (riproposta in Siamo nati vegetali).
Questo il ricordo di Claudio Rocchi sulla collaborazione del passato e del presente con Andrea Tich che ci viene affidato per email, in una pausa nel suo lavoro di pre-produzione del nuovo atteso disco di rocksongs: «Gianni Sassi (Mr Cramps) sente da Tofani (Area) che me la cavo con la tecniche di registrazione. Mi chiama e mi chiede di occuparmi del giovane Andrea. Ci conosciamo e preproduciamo nel mio laboratorio domestico le tracce. Poi in studio al Joahan Sebastian Bach  per un disco sottile, di punto vista shiftato, comunque singolare. Alla Cramps, di solito, non producevano nulla che non avesse  specificità e carattere. Con Andrea black out per anni, poi ricomparso d'affetto a un concerto ed un suo pezzo nella mia soundtrack di pedra mendalza. Molto intenso, per una scena che mi piace ancora molto anche grazie alla sua track....».
Viene pubblicato ora, a 32 anni di distanza dal suo primo album, il  nuovo disco solista  di Andrea Tich, Siamo nati vegetali (Snowdonia). In un certo qual modo c’è il ritorno alla sua Sicilia affidando il suo lavoro alla intraprendente label messinese curata da Alberto Scotti e Cinzia La Fauci.
La Sicilia fantastica è ricordata nella canzone Meduse in amore… racconta una leggenda che quando le meduse sono in amore se uno dei due muore l’altra si abbandona sulla spiaggia e lascia che il sole con il suo calore la trasformi in una gemma di vetro…e nella notte dal cielo un angelo la raccoglie e ne fa un prezioso diadema.
C’è ancora il suo omino TICH in copertina e nel booklet (con le stesse tavole pubblicate dal fumetto “Sorry”). MondoTICH della cover è rettangolare con un grande omino-terra sui cui lati si sviluppano  gli alberi e la vita… L’omino ci fa comprendere che questo disco si ricollega straordinariamente al 33 giri del 1978 (ed alcune canzoni risalgono all’ epoca).
Nelle sue canzoni “strane e non allineate” – forse l’unica etichetta che meritano – ci ritrovi echi (di atmosfere, di sonorità) di  Camerini, di Camisasca, del primo Battiato. Ha  dichiarato un amore forte per Frank Zappa e molta della sua visionarietà è proprio zappiana. L'ironia, l'eccesso (?), la dissacrazione ma anche le sonorità curate e ricercate. Ci ritrovi nelle sue atmosfere anche, a tratti, Claudio Rocchi (quello acustico, del suo primo disco, di "La tua prima luna"...).
Con garbo ma determinazione ci dice: «Non mi faccio influenzare molto dalla musica che ascolto, gli unici miei ispiratori sono stati  Frank Zappa (per la sua avanguardistica originalità, completamente fuori dai canoni tradizionali) e Franco Battiato (per le emozioni della sua prima produzione e il sapore sottile delle sonorità siciliane)… tutto il resto è Andrea Tich».
Le sue canzoni sembrano quasi un concept; raccontano una storia di vita (vissuta o inventata poco importa) in cui molti omosessuali possono ritrovarsi (ma attenzione la parola omosessuale non appare mai nelle sue canzoni, «per me – ci dice al telefono – esiste solo l’amore»).

Gaetano Menna

contrAPPUNTI

Mi ha colpito che il comunicato stampa della Cramps dell’epoca definisse il tuo 33 giri “sereno”. Tutto ti aspetti meno che un disco, che si intitola “Masturbati”, che si cimenta sul territorio dell’omosessualità, sia sereno…
Al contrario, era talmente sereno per me e alieno a qualsiasi classificazione, che rasentava il naif. Il titolo (fortemente voluto dalla mente eclettica di Gianni Sassi), era semplicemente una delle canzoni contenute nell’album definito dalla stampa dell’epoca “non allineato”.

Eppure il nuovo disco Siamo nati vegetali lo definirei proprio così: sereno. Anzi di “agghiacciante serenità”. La tua voce – calda, tranquilla, che non urla, che non si scompone neppure quando “grida” dolore – resta sempre “serena”. Ma è una serenità apparente dietro tempeste interiori.
La coerenza è il comune denominatore della mia vita artistica, molte tracce contenute nel disco Siamo nati vegetali avrebbero fatto parte del secondo album con Cramps, che purtroppo non è stato mai realizzato. Si, le tempeste interiori hanno una valenza considerevole, ma chi di noi non ha le sue tempeste quotidiane?

Perché “agghiacciante”? Perché così sono rimasto quando canti in Raccontami: «In vita mia non ho sentito molto calore, chissà se in futuro sarò più fortunato». Resti annichilito di fronte ad un messaggio del genere. Eppure non è pessimista, c’è una persona che pensa che il futuro possa essere migliore…
Raccontami è una delle canzoni che preferisco, è cruda realtà… amare la vita così tanto da giustificare anche quello che ti procura tristezza, una dimensione di odio/amore per quello che la tua vita è, ma la speranza, come dicono, è l’ultima a morire…

Sotto il profilo musicale, delle sonorità, Siamo nati vegetali è un cd “caldo”; ci sono sonorità avvolgenti. C’è una voce che trasmette calore. “Dentro”, però, nel messaggio affidato al testo, c’è freddezza. Si sente dolore interiore. E’ un’impressione sbagliata?
Quando scrivo musica, mi lascio ispirare dall’armonia appena creata, e in base a quello che mi trasmette, scrivo il testo, praticamente un’ispirazione nell’ispirazione. La voce mi piace spesso usarla quasi “dialogata”, con sonorità profonde che scaturiscono dalla mia timbrica di tono basso.

Il fare musica appare terapeutico, curativo di un “dolore” che l’artista si porta dentro da sempre. In Luna trasparente parli del tuo rapporto con la musica, che è vista come un’amante infedele, che tradisce (o che tu tradisci). A me sembra “curativa”. La vivi come se affrontassi una seduta psicoanalitica… sbaglio?
Mah…ti dirò, siamo tutti un pochino psicoanalisti, ci psicoanalizziamo quotidianamente ma rigorosamente in silenzio per non scoprirci. Nella canzone Luna trasparente parlo della musica, che certe volte ami incommensurabilmente, e certe altre la odi profondamente, ma come nel rapporto di coppia c’è odio e amore, e questa equazione secondo me, è l’ideale per vivere insieme fedelmente infedeli.

I testi delle canzoni spesso appaiono come se fossero tratti da un diario personale. Parafrasando il titolo di una tua canzone (Una storia), sembra che ci sia una storia raccontata, la tua personale. Il disco sembra quasi un concept, cioè con canzoni che sembrano unite tra di loro.
All’inizio della mia scoperta musicale, concepivo le canzoni legandole insieme come se fosse un’opera, questa cosa è rimasta latente nel tempo, dici bene, molte canzoni raccontano episodi più o meno privati della mia vita, a volte questo avviene fedelmente, a volte fantasticando un po’… quale sarà la verità?

Posso raccontarti la storia che emerge dal concept, almeno per me? Ci sono due ragazzi di notte che si abbandonano a pulsioni amorose (Entra piano). Ad un tratto qualcuno entra e li scopre (Una storia). E’ un genitore? Forse… scopre che il figlio è omosessuale. L’amico ti chiede un aiuto per spiegare al proprio genitore chi sia e come voglia vivere la propria vita. Lo fai ma provi tanta vergogna (Iòi che coccolo). Poi c’è la fuga dalla terra amata, la nostalgia, il ricordo della felicità da bambini, fatta dal sorriso dei genitori, dalle piccole cose quotidiani (Troppa felicità). Si vive la propria condizione (di emigrante, di omosessuale, di difficoltà economiche, non so) con dolore, ma pensando che la felicità possa bussare alla porta (Raccontami). La via di fuga spinge (o può spingere) a utilizzare droghe, a volare e spargere se stessi nel cielo (Invece di volare). Questo ho percepito e non so se corrisponde al vero. Ma se è così, questo è un diario personale. A volte mi è sembrato di essere quasi un intruso che sbircia nel diario segreto di un altro. Talmente mi è apparso, in alcuni passaggi, personale e intimo.
Complimenti! Ciò vuol dire che hai ascoltato con molta attenzione il mio disco… Sì, è vero, come ti dicevo prima, c’è una continuità relativa ai fatti che racconto nelle mie canzoni, la vita, le esperienze, gli stati d’animo e tanto altro ancora, fanno parte del mio istinto creativo, i testi, le armonie, i paesaggi musicali, rendono la mia musica “strana” e inconsueta, ed è così che mi piace. 

Mi sembra che dietro la provocazione (dell’epoca) con un titolo forte, con uno spettacolo in cui facevi mimare la masturbazione agli spettatori, dietro ad un rock omosessuale che ha poco da spartire con Cattaneo, Cohen, la politica, il “Fuori” ci sia un artista sensibile teso a riflettere sull’io interiore. E credo, molti nella tua storia e nella tua musica si siano ritrovati. Da ciò la spiegazione come “Masturbati” sia diventato un oggetto di culto.
Il mio non è un rock “omosessuale” e tantomeno allineabile a Cattaneo, Cohen, la politica o altro, posso considerarmi un anarchico della musica, che rifiuta categoricamente etichette, catalogazioni ecc, la musica è musica! Non amo molto le classificazioni, sono sempre riduttive e non tengono conto che ogni uomo è “diverso”. E’ un fatto automatico quello di accostarmi ai personaggi che hai citato, ma ognuno di noi dice cose diverse nella maniera che più si avvicina al proprio essere; purtroppo lo “scomparto” dell’omosessualità musicale è uno solo, mentre quello “etero” ha varie classificazioni basate sullo stile, genere, sonorità ecc…

Mi sono sempre chiesto, a proposito del titolo del tuo primo disco "Masturbati" se il titolo sia una esortazione (masturbati!) o una imprecazione (masturbàti), come dire "deviati" ...
“Mastùrbati” con l’accento sulla “U”, è una poesia sonora sull’atto del masturbarsi maschile in tutte le sue fasi compreso il finale che ha un vago senso di colpa che proviene da una società ecclesiasticocastratrice…«tanto bello prima…quanto triste dopo», dice la canzone.

Mi racconti come hai lavorato con Rocchi ed i musicisti (Lucio Fabbri,  Hugh Bullen, ecc.). Entrando in sala d'incisione sono rimaste le tue sonorità, il progetto originale come l'avevi concepito…?
E’ stata un’esperienza senza dubbio bella, Claudio Rocchi è una persona molto sensibile e rispettosa, ha lasciato che le canzoni fossero riprodotte fedelmente ai provini che avevo realizzato in casa, aggiungendo idee sonore e strumenti come il sax di Daniele Cavallanti, il violino e il sintetizzatore di Lucio Fabbri e il basso di Hugh Bullen, aggiungendo quel tocco personale che ha reso il disco “oggetto di culto”. I provini originali li avevo realizzati in Sicilia, sovraincidendo varie tracce con il Revox A77, io e Claudio Panarello fido batterista e ispiratore, nonché produttore di Siamo nati vegetali, suonavamo praticamente tutto, nel vero senso della parola, non so tipo di barattoli per riprodurre suoni strani o piccoli xilofoni giocattolo per creare sonorità inconsuete, oppure mandando il nastro più lento per fare sì che la voce risultasse bambinesca. Alcune di queste tracce sono state “insertate” in alcune canzoni del nuovo album.

Parliamo ora del TICH dei disegni. L'omino triste in un mondo in cui le mele cadono con il paracadute. Certo il disegno si unisce alla visione musicale. Un tassello di visionarietà...
TICH o l’omino, come dir si voglia, è il mio alter ego, la parte di me che vive nel suo mondo fantastico, costellato di situazioni irreali. E’ il mio bambino, il mio avatar, a volte mi lascio trasportare nel suo mondo privato, e quando ritorno, scrivo una canzone.

Mi hai detto che stai pensando ad una particolare  performance live… ci illustri il progetto?
Sto preparando e ultimando il mio spettacolo dal vivo che spero di portare in giro. Si tratta dell’installazione di uno spazio nel quale ricreo una parte del mio cosmo, dove mi muovo, mando loop e proietto video. Lo show sarà un’occasione per entrare nel mio mondo poetico/musicale privato, e la musica sarà fatta di sensazioni pure, sonorità eteree e flashback psichedelici, insomma ascolterete le mie strane canzoni.

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