SENTIREASCOLTARE
Un esordio di altissima levatura nel ’78 con Masturbati, una rinascita in grande stile nel 2010 con Siamo nati vegetali e poi, per il cantautore siciliano Andrea Tich, una strana fase d’arresto con questo doppio album a titolo Una cometa di sangue. Il perché è probabilmente un affare personale. Analizzandone attentamente approccio musicale e lyrics si respira aria di una qualche conversione misticheggiante o per lo meno l’avvento di uno stato di grazia emozionale che rende il cielo più azzurro e i fiori più profumati.
Roba del genere l’ha sperimentata in maniera certamente diversa un altro grande outsider italiano, quello Juri Camisasca che, licenziato un capolavoro come La finestra dentro (1974), qualche anno più tardi scelse di prendere i voti e sparire dal mondo della canzone popolare. Risorse artisticamente  nei ’90 con l’ingombrante spiritualità de Il carmelo di Echt e capitombolò malamente nel ‘99 con il naif art-rock di Arcano enigma.
Talvolta, una grazia ricevuta suona come una vera e propria disgrazia. La cometa del Nostro non lascia dietro se una scia sanguinolenta: si parla piuttosto di amore che guarisce (Biodiversi) con un linguaggio più facile che semplice, ricco di immagini abusate da tanti prima di Tich. Pur non mancano sprazzi di originalità bella e buona, quale la chitarra simil Durutti Column su Sono solo i tuoi occhi, azzoppata purtroppo da versi come “amore, il paradiso/è il tuo sorriso”.
Il sound è una new-new wave (cioè una wave letta all’ombra dell’anno in svolgimento) e dunque sostanzialmente digitale, precisina, fredda più che algida e perciò non destinata a ficcarsi come un pungolo nel cuore di chi ascolta. Manca in primis il manipolo di sessionmen fornito dalla Cramps nell’ottimo esordio ma pure canzoni davvero necessarie, nonostante i 24 tentativi di un album lungo e non sempre a fuoco. Le interpretazioni vocali gravitano troppe volte attorno a un cantato-recitato quasi identico da un brano all’altro, sicché spesso si ricorre all’espediente di conferire alla voce un discreto filtro sintetico, giusto per differenziare il ritornello dalla strofa (si ascolti a proposito la vecchia volpe di Morgan che in questo escamotage è abile maestro).
Una cometa di sangueè lavoro che tanto promette a partire dal titolo e mantiene non molto, colmato com’è di ninnananne quasi adulte e divagazione sul tema della luce. Il ritratto di un uomo sereno che vuole comunicarlo al prossimo mediante il mezzo musicale.
FILIPPO BURDIGNON


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