''Parlerò dentro te'' è un disco che, seppur saldamente ancorato alla tradizione melodica della canzone pop italiana, rispolvera vari stili ed arrangiamenti ispirati per lo più al rock britannico. Questa operazione ricorda per certi versi il Battiato attorno alla fine degli anni '70, anche se purtroppo qui sembra che la composizione delle canzoni ed il successivo lavoro di produzione siano momenti eccessivamente separati ed indipendenti: il primo costituisce il nucleo significativo di ciascun brano, il secondo è volto a trasformarlo in un flusso di suoni gradevoli. I salti stilistici della prima traccia, “Dichiarato” (che riecheggiano il sound delicato dei Caravan nella parte iniziale, quello pomposo degli U2 nel ritornello, e a tratti il rock barocco dei Procol Harum), sembrano raffazzonati e fini a loro stessi. Più riusciti i successivi brani, a partire dal rock futurista à la Brian Eno di “Otto Comandamenti”, fino a “Eclisse”, brano conclusivo ed apice sperimentale del disco, in cui world music, elettronica e trip hop vengono mescolati in maniera non banale.

Nella parte centrale del disco si alternano vari brani pop radiofonici, ogni tanto impreziositi da qualche raffinatezza da produttore smaliziato, come nelle atmosfere quasi sinfoniche di “La mia pace e la tua guerra” nonché in quelle jazzate di “Dove vai senza me” e di “Denti Smaglianti” (le tre creazioni melodiche più interessanti), ma soprattutto in “Psichedelicapire”, in cui l’abuso del repertorio del progressive rock emerge non solo nella musica ma anche nella conversazione che introduce il brano.

Nel complesso il disco sembra voler indicare possibilità di coniugare tradizione e sperimentazione, anche se a prevalere è soprattutto la prima, mentre a determinare la qualità del disco sono soprattutto la produzione professionale e l’equilibrio formale di soluzioni già ampiamente collaudate.

Massimo Cucca

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