SENTIREASCOLTARE 2014
Riascoltando l’apertura di Masturbati, esordio del siciliano Andrea Tich, il pensiero corre a quei pochi cantautori che, pur muovendosi all’interno di generi popolari quali il blues, il folk o il rock, suonano bizzarri dalla prima all’ultima nota. È certo una questione di autenticità. E Tich, prodotto dal compianto Claudio Rocchi per Cramps nel lontano 1978, tratteggia di sé un’immagine squisitamente contraddittoria e dunque inafferrabile, senza che traspaia il sospetto di un minimo artificio concettuale.
Basterebbe analizzare il testo di Atmosferofobia, in cui si descrive minutamente l’arrivo di un invisibile cataclisma: il protagonista cerca rifugio in casa, vittima di una meteoropatia esistenziale in cui la vita è un nervo scoperto pungolato dal forcone del quotidiano. La realtà, nella sua estetica grottesca, risulta appunto il soggetto preferito dal Nostro, nonostante alcuni possano accusarlo di non-sense o surrealismi fuori tempo massimo. Come un Barrett o uno Skip Spence, egli cava fuori soluzioni di apparente semplicità imbevute, a un’analisi attenta, in un ingegno obliquo e disturbante (si ascoltino Lettera o Luce). Uno staff di musicisti maiuscoli contribuisce a cesellare un pop-rock tirato e trascinante, lambendo le rive di uno humour sessualmente attivo e ambiguo quel tanto da coniare una formula convincente di italian-glam pop (La primavera nel bosco, Il candidato e la titletrack).
Riesumatosi trent’anni più tardi con il buon Siamo nati vegetali, Tich si conferma artista sprovvisto di quella testardaggine grazie alla quale altri suoi colleghi sono riusciti a smerciare un talento spesso trascurabile ma venduto egregiamente.

Filippo Bordignon

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