la Repubblica - Milano a tempo di jazz
Una colonna sonora per un film mai nato. "Non è vero - si ribellano - il film non è mai nato, ma la storia, la realtà è quella di tutti igiorni in città". In sei mesi di lavoro saltuario, peregrinazioni notturne, illuminazioni diurne e lunghe sedute in sala (anzi in camera ) di registrazione, Maurizio Marsico e Andrea Tich hanno dato vita a Milano, una colonna sonora , appunto sulla vita metropolitana. Anche a loro riesce difficile dare un'etichetta al proprio lavoro. Vanno a tentativi: "un album di musica strumentale", "un ritratto musicaleagrodolce", "appunti di viaggio", "una pseudo opera", e ancora "testimonianze sonore", "fotografie sonore", "tappezzeria sonora.
Le strade di Tich e Marsico.
Marsico ha trentun anni, è nato a Milano, vive a Milano (zona Garibaldi), lavora a Milano (di professione fa il musicista). Tich è siciliano di nascita ma con i genitori tedesco/ungheresi, a Milano vive da una decina d'anni (via Lomazzo), il suo esordio come cantante e musicista risale agli anni Settanta con l'album provocatoriamente intitolato "masturbati" (imperativo) e pubblicato dalla rivoluzionaria Cramps. Perchè Milano? "perchè Milano non è bella ne seducente, ne esotica - spiega Tich - è soltanto il prototipo della città di oggi, dove anche in una molecola sembra esserci la sintesi del mondo. E' insomma tanti mondi e tanti modi diversi da vivere". "Vede - sospira Marsico - io non credo più ai viaggi avventurosi alla ricerca e alla scoperta dei misteri. Credo invece che l'avventura possa capitare sotto casa, e anzi, che non ci sia nulla di più misterioso di quello che si vive nell'appartamento del vicino". Ed ecco che Milano non è più quella del "sapessi com'è strano sentirsi innamorato", nè quella della mala o delle scarpe da tennis. Non è neppure interpretata, come si potrebbe essere tentati di fare, in chiave "ambiente" o "new age". E' invece una Milano fatta a pezzi (diciotto), per l'esattezza) e resuscitata a tempo di jazz e rock, fusion e melodia italiana, classica e neoclassica, mambo (in onore del suo re Perez Prado, vissuto in via Bramante: chi lo sapeva?) e bolero (in piazza Gramsci, alle prime luci dell'alba, quando la città si risveglia). "Un'alchimia di musica acustica ed elettronica", dice Marsico, "comprese le tablas e altre percussioni indiane in Stazione Centrale, la nostraporta verso l'Oriente, e gli schakuaki giapponesi, strumenti a fiato per China Snack Bar di via Rosmini". Ci sono luoghi: Tangenziale Est e Tangenziale ovest, o Pinacoteca di Brera, volutamente brevissimo - 53 secondi - perchè quasi sempre chiusa, e poi Stazione Nord, con un basso pulsante e trombe squillanti, a rappresentare l'arrivo dei pendolari il lunedi mattina. E ci sono fatti: Targhe pari - targhe dispari, con tante piste di batteria elettronica sovrapposte, respiri affannosi e clacson. "Questa Milano è il classico esempio di disco-house, cioè di un'opera realizzata a livello prfessionale, anche se interamente in casa, spiega Tich. E Marsico: "senza sponsor, nè politici. Senza nostalgie di stampo leghista. Senza la volontà di farne una cartolina o l'immagine di una rivista patinata o qualcosa da bere". Il CD non ha una distribuzione capillare, ma mirata e destinata ai punti-chiave. Da Charles Mingus a Frank Zappa e Brian Eno - se la ridono Marsico e Tich - tutti i grandi si sono autoprodotti. Se vuoi fare quello che vuoi non c'è alternativa. Ci deve essere un sottile legame che unisce Milano al jazz. Forse il Naviglio, con i suoi locali fumosi e affollati e quell'acqua che non si ferma mai. Forse il ritmo della metropoli, acceso, vibrante, sincopato, imprevedibile, qualche volta libero e starnazzante. O forse quest'atmosfera allo stesso, incredibilmente provinciale e internazionale, misera e lussuosa, nostalgica e pimpante. La verità è che Milano ha con il jazz un rapporto lungo e ricco, addirittura felice.

MARCO PASTONESI

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