ON LINE
Quattordici musiche, altrettante storie narrate come favole cantautorali.
Una conoscenza profonda di tutto quello che è stato sperimentazione e melodia nella storia musicale italiana, permette ad Andrea Tich di creare la Sua musica. Non mi sento di definire in altro modo questo album così particolare, non voglio rischiare di proporre ai lettori accostamenti azzardati o impropri. Per trasmettervi quello che sto ascoltando voglio parlarvi di canzoni che nascono dall’incontro delle note suonate e dei rumori della terra. Caratterizzazioni quali lo sciacquio delle onde e il fischio del vento, vi affascineranno all’ascolto. Ci si perde nel lavoro di arrangiamento di Andrea, perché si viene subito rapiti dall’ idea viaggiante delle storie che i testi raccontano. Ci si deve staccare un attimo dal trasporto delle melodie per ascoltare sino in fondo il mix di parole e musiche, acustiche ed elettroniche. A volte le atmosfere sembrano celare una vena quasi “retrò” nella scelta dei suoni a volte seguono la voce narrante mentre in altri casi ancora intrecciano armonie solo strumentali. Con questo intendo dire che si tratta di composizioni che dovrebbero suonare bene anche nel più classico chitarra e voce e che gli arrangiamenti hanno il sapore di orchestrazioni strumentali commisurate alle canzoni, a volte, lasciate libere di espandersi in veri e propri stacchi musicali. Certo il primo impatto con questo lavoro è veramente particolare, non ci sono concessioni alle distrazioni, o si ascolta o si spegne ma non ci si può permettere di lasciare in sottofondo musiche così particolari, perché il sound è avvolgente e sempre ricco di “imprevisti” intesi come rilanci musicali che non ti aspetteresti mai. Viene la voglia di andare sino in fondo di ascoltare di getto tutte le canzoni, ma si deve anche combattere con il desiderio di risentire ogni brano per scoprirne sfaccettature sempre diverse, che magari sfuggono le prime volte. La voce trainante spazia dalla narrazione al cantato senza uno schema definito o prevedibile, è profonda come timbro e già di per se crea un “mood” particolare che viene sottolineato dagli effetti di riverbero usati per mixarla e dai raddoppi della stessa linea cantata in alcune parti delle strofe e dei ritornelli. L’elettronica degli arrangiamenti non si identifica come si potrebbe pensare come un genere particolare, viene utilizzata per le batterie e le tastiere ed i vari suoni di arrangiamento, ma sempre con gusto veramente originale e innovativo. Sembra che ogni strumento che viene suonato serva in quell’ istante a creare ambientazioni paragonabili solo a scenografie teatrali, da qui la mia idea che questo lavoro sia frutto di grande esperienza e tanta voglia di libertà Insomma, Andrea ha creato la musica che più sentiva dentro e, secondo me, lo ha fatto lasciando che le sue sensazioni dettassero la via senza dover guardare in nessuna direzione particolare. Come un pittore che chiude gli occhi prima di dipingere e senza sapere quale sia il mondo intorno disegna paesaggi che gli appartengono, “Farfalla Fluorescente” è da considerarsi come la colonna sonora di sé stessa, musica nella musica…. Sino al profondo delle emozioni. Infine il mio particolare apprezzamento sulla grafica della copertina: un disegno dolce e sognatore, leggero ma non effimero.
C.B.


ARTICOLI & RECENSIONI