A quattro anni di distanza dal generoso concept “Una cometa di sangue”, Andrea Tich torna in cattedra con un disco meno contorto e “irrazionale”, nuovamente a nome Andrea Tich e Le Strane Canzoni. “Parlerò dentro te” è un album coraggioso, sintetico, pulsante, sfacciato, retrò, financo estroverso. Tich è un artigiano della nostra canzone. Un talento rimasto confinato nell’underground perché costantemente fuori dai tempi, da ogni possibile hype; un "cane sciolto" dal cuore in fiamme, un attento osservatore della realtà e del quotidiano, delle piccole cose da risaltare attraverso una scrittura singolare, coinvolgente. E’ d’obbligo ricordare che siamo dinanzi a un musicista oltremodo navigato. Il suo primo disco, “Masturbati”, uscì nel 1978, fu prodotto da Claudio Rocchi e pubblicato nientedimeno che dalla storica Cramps. Tich appartiene dunque a quella categoria di talenti purissimi della canzone italiana che per un motivo o per un altro rimangono costantemente in mare aperto, senza mai approdare su lidi di convenienza. Spiriti liberi che amano reinventarsi ad ogni uscita, osare ad ogni costo e magari sfidare le onde del destino lasciando che il proprio io musicale resti sempre e comunque l’unica bussola a cui far fede. Per l’occasione, il navigato cantautore di Augusta - di stanza a Milano - rema dritto verso un atollo di pensieri sparsi, amori irrisolti, ricordi lontani, controsensi fugaci. E’ una visione ricca di dettagli, quella di Tich. Uno sguardo che trae linfa da una sensibilità profonda, tra “vincoli caduti dentro il vuoto” (“La mia pace, la tua guerra”), “barche rovesciate” e “ginocchia infreddolite con segreti mai svelati” (“Eclisse 1°/2°/3°”).

Ma “Parlerò dentro te” è innanzitutto un inno alla storia musicale del suo autore, un caleidoscopio di suggestioni stilistiche tratte dal suo passato, da una vasta cultura musicofila e da una continua evoluzione. A sorreggerlo troviamo una banda formidabile di musicisti come - tra gli altri - Claudio Panarello (percussioni) e Agostino Macor (synth), ai quali si aggiungono in alcuni momenti le voci di Sonia Mazzotta e Ruben Camillas (I Camillas). Tich mescola diversi umori, e si spazia dal passo sintetico di “Otto comandamenti” a una ballad in salsa flower power come “Sulle cose”, tra delicate istantanee e un’andatura lemme lemme, rasserenante. Questo gioco eccessivo ermetico è un sigillo al cuore Su di me, sulle cose Un'iperbole di ghiaccio e luce che non scalda mai Tich affonda nei suoi tormenti e allo stesso tempo esalta la propria verve, il suo spirito libero in trotti acustici più sinuosi, come nel caso de “I sensi”. C’è anche spazio per questioni che attanagliano la critica, come l’eterna disputa sul prog e l’eventuale adesione nel calderone di gruppi che in fondo non adottavano tempi dispari, come i Pink Floyd. Discussione campionata con tanto di voce del critico musicale Piergiorgio Pardo nell’introduzione di “psichedelcapire”. In “Denti smaglianti” riaffiora l’amore per l’acid-folk, le morbide fascinazioni dei mai dimenticati Settanta con tanto di sezione ritmica esotica, vagamente psichedelica nel suo lento fluire. Una canzone dolce, che si chiude con il sax caldissimo di Daniele Cavallanti. “Parlerò dentro te” è un ritorno di tutto rispetto. Un’opera curatissima, distinguibilissima nel vortice odierno delle produzioni a getto continuo.

Giuliano Delli Paoli