Andrea Tich, Parlerò dentro te. Psichedelica e poetica libertà Andrea Tich è uno che la sa lunga. Almeno del 1978, quando sotto l’ala di Claudio Rocchi ha fatto uscire un disco irriverente e disubbidiente come Masturbati, oggi diventato oggetto di culto, nonché ricercatissimo dai collezionisti. E forse Andrea Tich la sapeva lunga già allora, negli anni ruggenti del rock, del prog e soprattutto della psichedelia. D’altra parte, lui è sempre stato così, un disubbidiente, un amorevole anarchico dei suoni e delle poesia, uno che se n’è un po’ sempre fregato di essere incastonato in qualche comoda definizione di genere e ha lasciato che la sua vena creativa scorresse in libertà. Era così allora ed è rimasto così oggi che pubblica Parlerò dentro te, un nuovo, smagliante lavoro realizzato insieme al fidato collaboratore Claudio Panarello. Un nuovo viaggio fatto di tanti, piccoli, luminosi tasselli; un mosaico sonoro che dall’universo psichedelico spazia al rock, all’elettronica, al blues e arriva fino al jazz, mentre la parola del poeta fluttua leggerissima ed elegante, a volte romantica, a volte irriverente, a volte sussurrata. Lo sperimentalismo – presente in dosi massicce – non si lascia mai andare a inutili e vanitosi giri a vuoto, ma trova sempre una precisa ragione di essere, e soprattutto riesce a venire a patti con le forme cantautorali più vicine alla tradizione. Così succede che la frenesia elettronica di Otto comandamenti possa convivere, per esempio, con l’uscita dai binari di Psichedelicapire, o con i beat molleggiati di Parlerò dentro di te o con i malinconici echi “deandreani” di Dove vai senza me, o ancora con la tessitura in filigrana finissima e sintetica dei delay della conclusiva Eclisse.