Quando si inizia l'ascolto di lavori che appartengono alla 'nobiltà cantautorale italiana', intesa come frangia radicale che continua il suo percorso nonostante le avversità e la violenza di un tempo che non concede pause, bisogna tener presente chi si ha davanti, quali stagioni ha vissuto e soprattutto se la voce dei suoi testi e arrangiamenti riesce ancora a sostenere il peso della corsa verso il domani. Personalmente ho dei capisaldi legati ai nomi dei cantautori che si rifanno agli anni della mia gioventù con Rocchi, Lolli, Manfredi, quelli della maturità che vedono Edgardo Moia Cellerino come incontrastato outsider e i tempi della quasi anzianità che mi vedono assolutamente innamorato del lavoro di Paolo Mazzacani in arte Mèsico. Mi affaccio quindi con cautela al suono di questo ex "guerrigliero metropolitano", testimone di ciò che per noi un tempo ventenni é stato il Festival di Re Nudo, un musicista legato alla mitica Cramps per la quale, nel 1978, pubblicò un primo album che conteneva la sempre fantastica e assolutamente provocatoria traccia Masturbati. Con cautela quindi, lo ripeto, mi posiziono all'ascolto di questo ultimo album di Andrea Tich sperando di non trovarmi davanti l'ennesimo polpettone condito di vecchi ricordi, arrangiamenti tristissimi con iniezioni prog che al solo sentirlo mi crea problemi. Parto in random iniziando ad ascoltare una traccia che si chiama La mia pace la tua guerra. Le scale armoniche mi assalgono con prepotenza, il mio '77 torna con tutta l'irruenza esaurita, trasformatasi in curiosità mai sazia. Mollo i vincoli e mi lascio andare sul suono della sei corde che ti invita al volo magico, il sax inizia a raccontare vecchie storie di zingari, il synth svirgola indicandoti una vecchia area di sosta e l'elettricità scorre liquida trasformando un nome sconosciuto nell'amico fragile d'un tempo. Il disco di Andrea Tich é sorprendente, pur mantenendo una semplicità di composizione rispetto ai canoni sonori ai quali oramai sono uso, sa raccontare con meravigliosa lucidità e poesia un passato impossibile da dimenticare, il tutto colorato con testi che conoscono alla perfezione il termine attualità. Parlerò dentro te non é il titolo di questo album, é l'intento decisamente riuscito di far breccia nel nostro cuore, soprattutto nel cuore di chi un tempo é salito all'ultimo piano del grattacielo più alto, ha indossato un paio di occhiali da sole e si é goduto l'incendio di Milano.

Mirco Salvadori