XL Repubblica
Avete presente quelle liste da maniaci appassionati, fitte di nomi da riscoprire e di dischi oscuri, dimenticati o di culto? Ecco, se aveste la pazienza di leggerne qualcuna, notereste la presenza quasi certa di un disco dal titolo poco convenzionale, Masturbati, opera di un giovanissimo – si parla del 1978 – cantautore siciliano, Andrea Tich. Quell’incredibile album, pubblicato originariamente da Cramps, una label che di materiale poco allineato se ne intendeva eccome, ha rappresentato per anni l’unica prova di Andrea, aumentando il rammarico. Per fortuna, però, alcune storie finiscono bene o, quantomeno, continuano anche dopo decenni e quindi abbiamo potuto riscoprire recentemente la matura poetica del Tich adulto, prima con Siamo nati vegetali (2010) e, lo scorso mese, con lo splendido Una cometa di sangue. Composto da brani che coprono uno spazio temporale che va dagli anni Settanta ad oggi, il doppio CD – ben ventiquattro brani – offre una panoramica sensazionale del talento bizzarro del musicista, anche in questo 2014 perfettamente “non allineato” coi tempi. Se, a prima vista e a ragion veduta, i riferimenti più classici possono sembrare quelli del Battiato anni Settanta o di Claudio Rocchi, Una cometa di sangue è fondamentalmente un pezzo unico, senza neppure una scomoda parentela, una magnifica eccezione che dimostra le infinite vie possibili della musica italiana. Suonato interamente da Tich, con l’aiuto del sodale Claudio Panariello alla batteria e di qualche ospite (segnaliamo, per i cultori, Maurizio Marsico/Monofonic Orchestra), questo doppio CD offre una lunga serie di eccellenti sperimentazioni pop, da L’aria che ti attraversa a Sento nel cuore la pioggia, passando per Se un giorno vedrai, Strade di città (che non conosco), Siamo soli più che mai e la conclusiva e toccante Il posto… (dov’è andato Claudio Rocchi?).
Come dice lo stesso Andrea Tich nelle note di copertina, Una cometa di sangue è “una raccolta di canzoni, da quelle urbane a quelle semplicemente d’amore: un amore solo, raccontato così, senza nulla di nuovo, banale”. Tutto il contrario del suo disco, insomma…
Stefano Gilardino

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