Parlerò dentro te segna il ritorno discografico di Andrea Tich, cantautore milanese di origini siciliane nonché artista visivo, a distanza di quattro anni dal precedente doppio album Cometa di sangue, e celebra anche i quarant’anni di carriera di uno degli artisti che hanno animato a lungo il panorama musicale alternativo italiano. Si tratta di un itinerario ideale e fantastico tra electro pop, psichedelia flower-power e cantautorato italiano, “una colonna sonora senza film” come è stato definito quest’album, per quanto le definizioni, specie in questo caso, siano alquanto riduttive e forse superflue. Andrea Tich, è comunque bene ricordarlo, è stato appunto uno dei protagonisti della scena musicale alternativa italiana degli Anni Settanta, insieme a Franco Battiato, Claudio Rocchi, Eugenio Finardi e Alberto Camerini per intenderci. Dal suo esordio discografico con la Cramps di Gianni Sassi, che pubblicò il suo primo LP, Masturbati, prodotto da Claudio Rocchi nel 1978 (nato dall’amore per Frank Zappa) alle sonorizzazioni di film e cortometraggi cinematografici, come Stereo di David Cronenberg o Milano, città nella città, la sua è una carriera ricca di stimoli, ampia e costante ricerca e innovazione. C’è il sapore di tutto questo, nelle undici tracce che compongono il caleidoscopico disco: non un ritorno al passato o una sterile autocelebrazione, intendiamoci, ma una somma delle vivaci esperienze musicali, rivissute tra ironia e nostalgia, che hanno costituito fin qui il linguaggio di un cantautore originale e fuori dagli schemi che è autore fra l’altro dei disegni delle cover di tutti i suoi dischi. E, a proposito della copertina di quest’album (realizzata con la collaborazione grafica di Raffaella Riva), lo stesso Tich in un’intervista dichiara:“In questo caso specifico rappresento me stesso che “parlo” con un pesce del mio acquario, così come voglio parlare attraverso la mia musica con ognuno di voi.” Questo viaggio “intimo e visionario” si apre con Dichiarato, brano acustico che è uno sfogo contro la generalizzazione e contro la violenza, per passare ironicamente poi al pop degli Otto comandamenti, alle atmosfere ampie e leggere di Sulle cose che invitano all’autoriflessione e sfociano in uno dei brani migliori dell’album, La mia pace, la tua guerra con la presenza importante del sax di Daniele Cavallanti. Le parole aprono i brani, suggeriscono ed introducono le storie che poi si sviluppano in musica, con lunghi ed importanti finali, con incursioni psichedeliche che permettono alla mente di spaziare liberamente come in Più vero di me, storia di un amore sospeso che fluttua sul tappeto musicale o la sussurrata Dove vai senza me ballata struggente che evoca De André. Gli ultimi brani, Denti smaglianti ed Eclisse, sono visioni, sogni, esplosioni di fantasia liberata e sconfinata che traggono spunto da storie private e nostalgiche. “Se questo fosse un albero piantato con la mente/sarebbero le foglie questi semplici pensieri” (da Eclisse). Sono comunque storie che, attraverso la musica, è possibile per ognuno di noi attraversare, fare proprie, perché parte di un vissuto collettivo (la fine del secolo scorso, con i relativi fermenti e sconvolgimenti culturali e artistici) di cui sentiamo in un certo senso la mancanza. Parlerò dentro te, il brano che dà il titolo all’album e che è uno fra gli episodi migliori del disco, insieme alla visionaria e “coloratissima” Psichelicapire, è un invito a non affondare in un mondo che ha perduto bellezza e intimità. È la voce che ci prende per mano e ci conduce dall’interno a riscoprire il senso più vero delle cose, affidandoci la musica che diventa guida. «Ti racconto una piccola parte di mondo, ti apro una porta con i testi e poi ti lascio solo con la musica: ora tocca a te che ascolti, chiudi gli occhi, vedilo e vivilo quel mondo” è l’invito che fra le righe Andrea Tich rivolge all’ascoltatore. E molto spesso è proprio la musica, fatta di suoni che si intrecciano in continue e originali sperimentazioni, che può essere il mezzo, o addirittura il modo migliore, per ritrovare una parte dimenticata o che sembrava perduta, del nostro vissuto e del nostro vivere. Valeria Bissacco
Valeria Bissacco