KATHODIK
Andrea Tich, una delle figure insieme laterali e grandi (e mai sparite, anche se “ci han provato”) della canzone italiana veramente importante degli ultimi quarant’anni – Faust’O e Alberto Camerini le figure di paragone – dal 2008 ha autorevolmente accelerato la sua produzione, grazie anche alla lungimirante Snowdonia. Questa “Una cometa di sangue” in realtà racchiude due CD, il primo “Biodiversi” e il secondo omonimo: ventiquattro canzoni di notevole rilevanza complessiva.
Il primo blocco di dodici brani è canzone sintetica allo stato di grande arte: sfrigolii di silicio e tastiere alla Battiato melodico (cfr. la “title-track”), mediorienti sintetici (cfr. Sono solo i tuoi occhi o La leggenda della voce solitaria), anni Ottanta epici rivisti da una lente Bluvertigo (cfr. L’aria che ti attraversa). Anche percorsi più canonici risultano piacevoli all’ascolto (Parallasse secondo me, tra New Order e Orme sintetiche, Amore sconfinato tardobeat).
Il secondo CD racchiude brani genericamente morbidi e sognanti (cfr. Se un giorno vedrai), canzone d’autore non innovativa (cfr. Strade di città (che non conosco)), ma sicura nella fattura e di gran lunga superiore a nomi maggiormente celebrati (Farfalla fluorescente la dovrebbero studiare i cremonini e i ferri): perché Tich crede in quello che fa, anche se è sogno puro (Vecchio mondo) o malinconia (cfr. Chiodi fissi). Genericamente, umori progressivi (cfr. Ma perché incontrarti) in arrangiamenti Lucio Battisti, periodo Panella (“Don Giovanni” o “L’apparenza”) o “Anima latina”: esempi, Star con te o Ti porterò. Meno sconvolgente di “Biodiversi”, ma di gran classe.
Marco Fiori

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