contrAPPUNTI
Mi ha colpito che il comunicato stampa della Cramps dell’epoca definisse il tuo 33 giri “sereno”. Tutto ti aspetti meno che un disco, che si intitola “Masturbati”, che si cimenta sul territorio dell’omosessualità, sia sereno…
Al contrario, era talmente sereno per me e alieno a qualsiasi classificazione, che rasentava il naif. Il titolo (fortemente voluto dalla mente eclettica di Gianni Sassi), era semplicemente una delle canzoni contenute nell’album definito dalla stampa dell’epoca “non allineato”.

Eppure il nuovo disco Siamo nati vegetali lo definirei proprio così: sereno. Anzi di “agghiacciante serenità”. La tua voce – calda, tranquilla, che non urla, che non si scompone neppure quando “grida” dolore – resta sempre “serena”. Ma è una serenità apparente dietro tempeste interiori.
La coerenza è il comune denominatore della mia vita artistica, molte tracce contenute nel disco Siamo nati vegetali avrebbero fatto parte del secondo album con Cramps, che purtroppo non è stato mai realizzato. Si, le tempeste interiori hanno una valenza considerevole, ma chi di noi non ha le sue tempeste quotidiane?

Perché “agghiacciante”? Perché così sono rimasto quando canti in Raccontami: «In vita mia non ho sentito molto calore, chissà se in futuro sarò più fortunato». Resti annichilito di fronte ad un messaggio del genere. Eppure non è pessimista, c’è una persona che pensa che il futuro possa essere migliore…
Raccontami è una delle canzoni che preferisco, è cruda realtà… amare la vita così tanto da giustificare anche quello che ti procura tristezza, una dimensione di odio/amore per quello che la tua vita è, ma la speranza, come dicono, è l’ultima a morire…

Sotto il profilo musicale, delle sonorità, Siamo nati vegetali è un cd “caldo”; ci sono sonorità avvolgenti. C’è una voce che trasmette calore. “Dentro”, però, nel messaggio affidato al testo, c’è freddezza. Si sente dolore interiore. E’ un’impressione sbagliata?
Quando scrivo musica, mi lascio ispirare dall’armonia appena creata, e in base a quello che mi trasmette, scrivo il testo, praticamente un’ispirazione nell’ispirazione. La voce mi piace spesso usarla quasi “dialogata”, con sonorità profonde che scaturiscono dalla mia timbrica di tono basso.

Il fare musica appare terapeutico, curativo di un “dolore” che l’artista si porta dentro da sempre. In Luna trasparente parli del tuo rapporto con la musica, che è vista come un’amante infedele, che tradisce (o che tu tradisci). A me sembra “curativa”. La vivi come se affrontassi una seduta psicoanalitica… sbaglio?
Mah…ti dirò, siamo tutti un pochino psicoanalisti, ci psicoanalizziamo quotidianamente ma rigorosamente in silenzio per non scoprirci. Nella canzone Luna trasparente parlo della musica, che certe volte ami incommensurabilmente, e certe altre la odi profondamente, ma come nel rapporto di coppia c’è odio e amore, e questa equazione secondo me, è l’ideale per vivere insieme fedelmente infedeli.

I testi delle canzoni spesso appaiono come se fossero tratti da un diario personale. Parafrasando il titolo di una tua canzone (Una storia), sembra che ci sia una storia raccontata, la tua personale. Il disco sembra quasi un concept, cioè con canzoni che sembrano unite tra di loro.
All’inizio della mia scoperta musicale, concepivo le canzoni legandole insieme come se fosse un’opera, questa cosa è rimasta latente nel tempo, dici bene, molte canzoni raccontano episodi più o meno privati della mia vita, a volte questo avviene fedelmente, a volte fantasticando un po’… quale sarà la verità?

Posso raccontarti la storia che emerge dal concept, almeno per me? Ci sono due ragazzi di notte che si abbandonano a pulsioni amorose (Entra piano). Ad un tratto qualcuno entra e li scopre (Una storia). E’ un genitore? Forse… scopre che il figlio è omosessuale. L’amico ti chiede un aiuto per spiegare al proprio genitore chi sia e come voglia vivere la propria vita. Lo fai ma provi tanta vergogna (Iòi che coccolo). Poi c’è la fuga dalla terra amata, la nostalgia, il ricordo della felicità da bambini, fatta dal sorriso dei genitori, dalle piccole cose quotidiani (Troppa felicità). Si vive la propria condizione (di emigrante, di omosessuale, di difficoltà economiche, non so) con dolore, ma pensando che la felicità possa bussare alla porta (Raccontami). La via di fuga spinge (o può spingere) a utilizzare droghe, a volare e spargere se stessi nel cielo (Invece di volare). Questo ho percepito e non so se corrisponde al vero. Ma se è così, questo è un diario personale. A volte mi è sembrato di essere quasi un intruso che sbircia nel diario segreto di un altro. Talmente mi è apparso, in alcuni passaggi, personale e intimo.
Complimenti! Ciò vuol dire che hai ascoltato con molta attenzione il mio disco… Sì, è vero, come ti dicevo prima, c’è una continuità relativa ai fatti che racconto nelle mie canzoni, la vita, le esperienze, gli stati d’animo e tanto altro ancora, fanno parte del mio istinto creativo, i testi, le armonie, i paesaggi musicali, rendono la mia musica “strana” e inconsueta, ed è così che mi piace. 

Mi sembra che dietro la provocazione (dell’epoca) con un titolo forte, con uno spettacolo in cui facevi mimare la masturbazione agli spettatori, dietro ad un rock omosessuale che ha poco da spartire con Cattaneo, Cohen, la politica, il “Fuori” ci sia un artista sensibile teso a riflettere sull’io interiore. E credo, molti nella tua storia e nella tua musica si siano ritrovati. Da ciò la spiegazione come “Masturbati” sia diventato un oggetto di culto.
Il mio non è un rock “omosessuale” e tantomeno allineabile a Cattaneo, Cohen, la politica o altro, posso considerarmi un anarchico della musica, che rifiuta categoricamente etichette, catalogazioni ecc, la musica è musica! Non amo molto le classificazioni, sono sempre riduttive e non tengono conto che ogni uomo è “diverso”. E’ un fatto automatico quello di accostarmi ai personaggi che hai citato, ma ognuno di noi dice cose diverse nella maniera che più si avvicina al proprio essere; purtroppo lo “scomparto” dell’omosessualità musicale è uno solo, mentre quello “etero” ha varie classificazioni basate sullo stile, genere, sonorità ecc…

Mi sono sempre chiesto, a proposito del titolo del tuo primo disco "Masturbati" se il titolo sia una esortazione (masturbati!) o una imprecazione (masturbàti), come dire "deviati" ...
“Mastùrbati” con l’accento sulla “U”, è una poesia sonora sull’atto del masturbarsi maschile in tutte le sue fasi compreso il finale che ha un vago senso di colpa che proviene da una società ecclesiasticocastratrice…«tanto bello prima…quanto triste dopo», dice la canzone.

Mi racconti come hai lavorato con Rocchi ed i musicisti (Lucio Fabbri,  Hugh Bullen, ecc.). Entrando in sala d'incisione sono rimaste le tue sonorità, il progetto originale come l'avevi concepito…?
E’ stata un’esperienza senza dubbio bella, Claudio Rocchi è una persona molto sensibile e rispettosa, ha lasciato che le canzoni fossero riprodotte fedelmente ai provini che avevo realizzato in casa, aggiungendo idee sonore e strumenti come il sax di Daniele Cavallanti, il violino e il sintetizzatore di Lucio Fabbri e il basso di Hugh Bullen, aggiungendo quel tocco personale che ha reso il disco “oggetto di culto”. I provini originali li avevo realizzati in Sicilia, sovraincidendo varie tracce con il Revox A77, io e Claudio Panarello fido batterista e ispiratore, nonché produttore di Siamo nati vegetali, suonavamo praticamente tutto, nel vero senso della parola, non so tipo di barattoli per riprodurre suoni strani o piccoli xilofoni giocattolo per creare sonorità inconsuete, oppure mandando il nastro più lento per fare sì che la voce risultasse bambinesca. Alcune di queste tracce sono state “insertate” in alcune canzoni del nuovo album.

Parliamo ora del TICH dei disegni. L'omino triste in un mondo in cui le mele cadono con il paracadute. Certo il disegno si unisce alla visione musicale. Un tassello di visionarietà...
TICH o l’omino, come dir si voglia, è il mio alter ego, la parte di me che vive nel suo mondo fantastico, costellato di situazioni irreali. E’ il mio bambino, il mio avatar, a volte mi lascio trasportare nel suo mondo privato, e quando ritorno, scrivo una canzone.

Mi hai detto che stai pensando ad una particolare  performance live… ci illustri il progetto?
Sto preparando e ultimando il mio spettacolo dal vivo che spero di portare in giro. Si tratta dell’installazione di uno spazio nel quale ricreo una parte del mio cosmo, dove mi muovo, mando loop e proietto video. Lo show sarà un’occasione per entrare nel mio mondo poetico/musicale privato, e la musica sarà fatta di sensazioni pure, sonorità eteree e flashback psichedelici, insomma ascolterete le mie strane canzoni.



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