BLOW UP
“e un giorno mentre dormirò  / proverò a chiamarti in silenzio / se mi sveglierai ti crederò.”
… E altri versi immensi in cui Andrea canta l’amore, nutrendolo di un immaginario intimista, simbolico,altamente poetico, denso degli umori della sua Sicilia, come della “sua” Milano. Un album doppio, una raccolta generosissima di emozioni nella quale perdersi, riconoscersi, con la quale entrare nella profonda empatia che necessariamente queste “strane canzoni d’amore” richiedono quale presupposto ineludibile all’ascolto. “Una cometa di sangue” non è solo la conferma di un autore la cui importanza risale agli anni settanta del cantautorato sperimentale italiano (l’epocale “ masturbati” del 78); è uno dei dischi italiani più belli di tutto il 2014. Innanzitutto per l’originalità della scrittura, nella quale ricorrono echi di Battiato, Mino di Martino, di progressive italiano, persino della visionarietà di un Marco Parente, ma che è assolutamente a monte rispetto a tutti questi riferimenti e si colloca in un suo status pienamente individuale sino all’autoreferenzialità, che però qui pregio, ragione di poesia. Poi per l’intensità emotiva, che non ha un attimo di cedimento, che si insinua gentile e imperiosa fra le pieghe dell’animo dell’ascoltatore e lo porta con sé in un lungo viaggio in cui, passo dopo passo, come sempre accade con le cose universali, nasce il fiore puro dell’immedesimazione. Ancora per l’impianto sonoro: che è insieme classico e modernissimo e pesca dal kraut, dall’indie, dall’elettronica d’atmosfera, in una miscellanea che davvero è cosa del tutto unica. Per la bellezza delle interpretazioni vocali, chitarristiche, tastieristiche di Andrea che, accompagnato dal fido Claudio Panarello alla batteria e percussioni, suona praticamente tutto e lo fa con grande perizia esecutiva e ispirazione cristallina. Infine per la coerenza dell’insieme: Andrea scrive nelle note di copertina che le canzoni contenute nella raccolta coprono un arco di tempo che va dagli anni settanta ad oggi, ma l’insieme ha la coesione del concept album. Superiore al già splendido “Siamo nati vegetali” questa cometa di sangue riporta Tich allo stato di grazia di “Masturbati” e assume da subito la statura di un piccolo grande classico del songwriting italiano, con il quale bisognerà d’ora in poi sempre misurare e misurarsi. Il disco ha momenti immensi come La leggenda della voce solitaria, la dolente Sento nel cuore la Pioggia, l’incantata Misteriosa, la spigolosa Io tempo ti conosco, ma ogni episodio vive di una scintillante luce propria. Per chi scrive già tra i dischi dell’anno. Quando si dice: candidamente consigliato.
PIERGIORGIO PARDO


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