Quando nel 2014 pubblicò "una cometa di sangue", il secondo dei suoi album marchiati Snowdonia, Andrea Tich dichiarò con una certa fierezza di appartenere "alla resistenza della musica non allineata". In realtà il suo arruolamento nella schiera degli eretici del pop risaliva a molto prima, a quel 1978 in cui con "Masturbati" - prodotto da Claudio Rocchi e marchiato dalla mai abbastanza lodata Cramps - inaugurò una discografia episodica, frastagliata e per forza di cose poco visibile, della quale "Parlerò dentro te" è appena il quinto capitolo lungo. L'idea di fondo, evidenziata nel sottotitolo "Come ho vissuto la musica negli anni attraverso il mio modo di fare musica", è quella della memoria, della rimembranza, della rievocazione, sviluppata con uno stile eclettico che abbraccia rock, pop, psichedelia, elettronica e scampoli di più o meno ogni altra cosa, corredato di testi di spessore; a dispetto della vivacità stilistica, tutto però si svolge nel campo della canzone d'autore, lungo un asse ideale che tocca Faust'O, Rocchi, Camerini, Battiato, Camisasca, il primo Sorrenti, Cattaneo. L'ispirazione e la voglia non mancano e il clima sonoro di gusto '70/'80 non scade nelle sterili nostalgie, facendo di "Parlerò dentro te" un lavoro trasversale che potrebbe anche essere stato concepito da un artista indie - di quelli talentuosi, va da se - dei nostri giorni; un coerente seguito del monimentale "Una cometa di sangue", benchè con un respiro generale appena più "pop".

Federico Guglielmi

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