ANDREA TICH
Il suo disco va affrontato, discusso e lasciato fare. Siciliano, da poco in quel di Milano, appartiene a quel giro che già ha espresso Ivan Cattaneo, Alfredo Cohen, ma non possiede nè la poesia dolce di questo nè la fantasia pirotecnica di quello. E' il nostro vicino di casa strano, quello sensibile e riservato, sempre gentile e tutto sommato, simpatico. Andrea è attento soprattutto alle piccole cose, a quei momenti fuggitivi cui non si pone mai caso per abitudine ed indurimento di cuore, alle sensazioni passeggere, alla propria realtà emarginata, senza ombra di compiacimento o di tragicità. La produzione di Claudio Rocchi e gli interventi di Lucio "violino" Fabbri, Hugh Bullen e Daniele Cavallanti spingono verso un limbo di semplicità equivoca e composita in cui si intersecano le coordinate della tradizione popolare di Trinacria con gli arrangiamenti ed il gusto di un rock sofisticato in un equilibrismo stabile e funambolico: Psicologia, sogno, realtà, iperrealismo, fantasia si riuniscono a congresso fra i solchi e prendono la parola di volta in volta con pronunciamenti finalmente piani e chiari come lenzuoli lavati distesi al sole in giornate senza vento. L'album si intitola "masturbati", emblematico invito a riconoscere le situazioni drammatiche in cui sta la vera pazzia: "tanto bello prima quanto triste dopo". Non sarà così per voi se ascolterete questo disco con le orecchie libere del cerume dello scontato, del banale, dell'abitudinario.



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