SALTINARIA
Dopo anni vissuti ad ascoltare e ad osservare quello che accadeva musicalmente in Italia, Andrea Tich ritorna, grazie alla geniale Snowdonia, con “Siamo nati vegetali”, un capolavoro senza tempo! 
Andrea Tich è un audace e solitario cantautore per metà siciliano e metà inglese, per metà elettronico e metà acustico: di certo è uno dei più interessanti ed intimisti autori che conosciamo. “Masturbati” fu l’album che lo consacrò fra le nuove leve del pop-sperimentale, uscito per la famigerata ed eclettica Cramps nel 1978.
Negli anni a venire Andrea non è stato con le mani in mano, realizzando musiche per documentari e per il cinema, partecipando a vari dischi di Maurizio Marsico. Ha accumulato, soprattutto, esperienza e scrutato il mondo dal suo microcosmo compositivo.
Questo uomo è il raro esempio di musicista semplice, colto, lontano dalla luce dei riflettori.
Siamo nati vegetali” irride 30 anni di evoluzione musicale ed esce per la Snowdonia, l’etichetta siciliana che meglio di chiunque altra ha preso l’eredità della Cramps; il disco, senza paletti, infrange ogni regola e dona all’ascoltatore 20 ballate elettro-pop scalze, dolci sussurri di armonie scomposte e fragili.
Uniche ed inequivocabili, le canzoni aprono uno spiraglio a qualsiasi cuore inaridito; in “Entra piano” la timidezza e l’amore accompagnano il silenzio: “Entra piano che mia madre dorme e aspetta che ti faccio strada io Chiude pianissimo la porta e dice non far rumore non si sa mai Come la notte quando torni a casa e questa notte quasi voli Una porta tutta in legno con su scritto oggi ci penso domani deciderò”; passando per il solo ‘solitario’ della chitarra progressive di “Non mi abbandonare”: “Io so cosa stai pensando, si io lo so Puoi chieder quello che vuoi Ma non mi abbandonare”; i sali e scendi delle note e la profumata semplicità diIòi che coccolo”: “Claudio mi chiamò a casa sua non riusciva a capire come riuscissi a cantar con la voce  fine mi chiese di cantare in quel modo davanti a suo padre. Io, io lo feci ma provai tanta vergogna poi sono stato felice di tornare a casa”.
Tutta questa poesia è accompagnata, nel libricino all’interno del Cd, dal tratto pacifico dei disegni  dello stesso Tich.
Un disco così delicato e sensibile è raro da ascoltare oggi; un episodio di silenzio e calore, di una voce soffusa e delicata che racconta la sua vita, accompagnata da una musica mai invadente o inopportuna: un capolavoro di minimalismo cantautorale, un tassello mancante nell’enciclopedia musicale alla voce: opere post-moderne!
Giuseppe Bianco


ARTICOLI & RECENSIONI