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Protagonista di un oscuro ma significativo esordio nel 1978 (’Masturbati’) prodotto dalla storica etichetta Cramps e sottoposto alle cure di Claudio Rocchi, Andrea Tich si ripropone sulle scene a più di trent’anni di distanza con ‘Siamo Nati Vegetali’, questa volta su Snowdonia. Trent’anni trascorsi in modo silenzioso ma proficuo: nel suo curriculum, attività nel mondo cinematografico e della pubblicità, nonché la partecipazione a progetti musicali vari, tra i quali spicca un tributo a Frank Zappa. L’album, “Una storia fluttuante di musica e parole”, come viene definita nel booklet, ha effettivamente dalla sua la capacità di mantenere un’atmosfera sognante ed eterea per tutta la sua non scarsa durata. Il filo conduttore dell’opera è un cantautorato sottoposto a un trattamento a base di tastiere elettroniche, voci spesso filtrate e raddoppiate, pulsazioni dance (’La Notte (Stai Sveglio)’) e derive cosmiche. Frutto  in buona parte di rielaborazioni e recuperi di materiale scritto e concepito nel corso di questo lungo iato, ‘Siamo Nati Vegetali’ si abbevera a diverse fonti: dalla musica cosmica, passando per il Battiato a cavallo tra sperimentazione e svolta pop, il dream-pop (’Ma Ti Ricordi’), fino ad arrivare a frangenti quasi progressive, soprattutto nelle melodie, nello stile del canto e nell’uso di alcuni particolari suoni di tastiera (’Il Segnale’). Senza poi dimenticare un richiamo, in alcuni passaggi particolarmente forte, a Brian Eno (in primis in ‘Raccontami’). Spesso e volentieri, le varie componenti della sua musica si mescolano, determinando ora suggestivi ora stranianti intrecci (un esempio è ‘Sento Scricchiolii’, dove una base musicale che ricorda da vicino ‘Butterfly’s Wing’ degli ultimi Mercury Rev fa da tappeto a un canto alla Battiato). I testi alternano chiari riferimenti autobiografici (’La Notte (Stai Sveglio)’, ‘Troppa Felicità’) alla costruzione di trame fiabesche e fantastiche (’Meduse In Amore’, ‘Vento Freddo’) fino alla narrazione di bozzetti reali, o comunque verosimili, mediante una prosa oscura e allusiva (su tutte, ‘La Scatola’). A penalizzare il lavoro di Tich sono la prolissità del disco e il ricorso a melodie ed effetti a volte ripetitivi. Ad ogni modo, un gradito ritorno.
Eugenio Zazzara

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