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Tra le mani ho qualcosa che definirei folle e assolutamente affascinante se pensiamo all’era della crisi globale e soprattutto del disco fisico ormai eletto a cimelio storico.
Parliamo di un artista che si fa certo ricordare ai cultori della storia discografica del nostro paese più che ai veterani delle grandi vetrine pettinate del main stream.
Parliamo di Andrea Tich e parliamo di un vero e originale Doppio Cd che fa suonare ben 24 tracce. Una produzione abbastanza insolita per una progetto di musica indipendente, che mai per una volta non significa sconosciuto ne emergente, ne tantomeno significa altro. Sconosciuto ed emergente direi proprio di no dopo aver calcato le scene per oltre 30 anni, passando anche, suo malgrado, attraverso la grande televisione assieme a Cecchetto e Amanda Lear, giusto per raccontarne una. Indipendente si, nel senso piu' estremo e professionale che c’e'.
Tich ha sempre rifiutato contratti di successo, main stream e il rumore mediatico nazionale. Se ne e' sempre allontanato per poter regalare a se stesso prima e alla sua musica poi, la libertà espressiva nei tempi e nella forma, nel contenuto quanto nei sapori. Questo doppio disco oggi ne è una ovvia conseguenza, una trasgressiva dipendenza da quei tratti che lo hanno caratterizzato.
Si intitola Una cometa di sangue pubblicato da Interbeat e Snowdonia. Un doppio disco per l’appunto che ci regala 24 fotografie a cavallo tra psichedelica elettronica e morbida canzone d’autore (parafrasando alcuni tratti del suo comunicato stampa). Ed e' proprio così pensando a quanto ci sia del primo Battiato, a quanto sia presente un certo tipo di Rock elettronico con cui i Bluvertigo hanno contaminato in lungo e in largo il pianeta italiano dei meno addetti ai lavori. Ma più che energia ed elettricità, questo lavoro di Andrea Tich restituisce quasi totalmente della calma serafica, eterea e liquida, solo raramente interrotta da istanti neanche troppo spigolosi, voci corali e profonde, decisamente presenti come i sintetizzatori e i momenti di vita normale a legare tra loro i brani del disco.
Mondo antartico in Canzone per Enzo, Africa moderna e digitale in Voglia di cambiare, Italia del Pop sperimentale in Misteriosa e così potrei continuare a lungo.
Troppo come a fare un complimento, come per dire che non si e' più troppo abituati ad un simile cofanetto pesante di contenuti preziosi e sagomati ad arte e mestiere. Troppo come per voler discutere invece la scelta di fare un disco così pieno ma di una sola unica grande atmosfera, peraltro evanescente e lenta nel suo spazio elettronico e autorale, lasciando solo alle sfumature sottili di sensibilità e curiosità l’arduo compito di segnarne le differenze.
PAOLO POLIDORO




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