BUSCADERO
Autore di un esordio di culto quale Masturbati – uscito su Cramps nel ’78 con la produzione di Claudio Rocchi – e di un secondo album arrivato oltre trent’anni dopo, Siamo Nati Vegetali, il cantautore siciliano ANDREA TICH torna oggi con un doppio album di quasi due ore di durata. Composto, come il precedente, da canzoni scritte lungo l’arco di un trentennio, Una Cometa Di Sangue (Snowdonia/Audioglobe) è un lavoro molto personale, testimonianza illuminante del fare musica oggi di un autore che ha lavorato per il cinema, con Zappa e col citato Rocchi. Musicalmente siamo dalle parti di un cantautorato melodico memore della lezione di Battiato, dalle dilatazioni ambient space e dalle avvolgenti sonorità prog-wave-elettroniche. Rispetto ai dischi precedenti, non tutto funziona a meraviglia però. Cometa Di Sangue non è certo un brutto album, è anzi la lucida espressione di un autore che rimane tra i più originali in circolazione. Allo stesso tempo, ci sono elementi che ci impediscono purtroppo di gridare al miracolo: la presenza di svariate canzoni d’amore che, furbescamente, l’autore stesso definisce liricamente banali (e lo sono davvero purtroppo), dimenticandosi che invece esiste un modo più profondo di parlare d’amore; una certa uniformità di scrittura, anche melodica, che avrebbe imposto di operare tagli ad un programma davvero molto, troppo lungo; un sound avvolgente ed a tratti onirico, ma nell’insieme troppo pulito per far tramutare in carne e sangue il calore che pure cova sotto una freddezza sonora di fondo. Con un programma ridotto ad un solo dischetto, con una produzione meno luccicante e con dentro una scelta dei numerosi pezzi comunque belli che qui ci sono – penso ad esempio all’ottima Chiodi Fissi, per dirne una – l’album avrebbe avuto dalla sua una maggior forza comunicativa e la possibilità di farsi apprezzare da un pubblico potenzialmente più ampio. Uscire di questi tempi con un disco di due ore, di certo presuppone una grande convinzione nei propri mezzi. La voglia di dire tanto, di comunicare la propria forza interiore, ha fatto si che Tich perdesse di vista il godimento dell’ascoltatore in favore del suo.
LINO BRUNETTI



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