Il 21 settembre è stato pubblicato Parlerò Dentro Te, ultimo lavoro discografico dell’eccentrico Andrea Tich. Il disco, costituito da undici tracce, è un manifesto trasversale di generi, non strettamente relegato alla forma, propedeutico ai contenuti e sopratutto al messaggio. Si parte ovviamente dal cantautorato, per passare dal pop fino a sfiorare lo psyco-electro (ma senza esagerare). La ricetta di questa amalgama sonora è stretta nelle mani e nel senso artistico dell’autore. L’unico modo di comprenderla a fondo è immergersi nel mare di vibrazioni e voci che caratterizzano la produzione.

“UN DISCO DI COLONNE SONORE, SENZA FILM” (CIT.)

Lo stesso Andrea Tich suggerisce di dedicarsi completamente alla musica, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare. La parte visiva e le immagini, che in genere vengono indotte all’ascoltatore, verranno da sole, ispirate dalle note e dalle parole. In effetti quando l’autore ti indica una via, il resto è sempre più semplice da apprezzare. Non resta che fare partire la riproduzione e seguire l’andamento delle melodie.

PARLERO’ DENTRO TE, UN BRANO ALLA VOLTA

La chitarra acustica è il primo strumento che si può percepire mentre Dichiarato, canzone numero uno dell’LP, comincia a suonare. I tempi lenti e l’atmosfera intima ispirata dalle sei corde, sono le basi sulle quali poggia la strofa e si contrappone al ritornello ruvido, in stile rock anni ‘70. Il tema è quello della critica al conformismo. L’ingranaggio che muta la realtà e genera, a sua volta, una sorta di “ordine di massa” consumato in modo compulsivo, viene emarginato in un sottile limbo. Soffermandosi solo sul titolo di Otto Comandamenti, si rischia la nevrosi teologica. Volendo cavalcarne l’onda, si può dire di averne dimenticati un paio per strada. Tranne scoprire, alla fine, che forse i comandamenti sono molti di più degli otto previsti. Stavolta Andrea Tich attinge dal bacino sonoro degli anni ‘80 e ne viene fuori un pezzo ritmato diviso in due parti. Nella prima il testo lascia pensare ad un monito compilato da un chissà chi eretto a tuttologo di quartiere. Nella seconda, invece, il messaggio è possibilista, tendente ad una specie di redenzione preconcetta alla quale mai avremmo creduto di poter assurgere. Sulle cose è un brano lento e riflessivo. La chitarra acustica avvicina allegoricamente l’autore al pubblico meglio di ogni altro strumento. Metafora di introspezione sulla vita attraverso il senso del tempo che passa via nascosto, forse non troppo velatamente, e le possibili digressioni di pensiero su di esso. Perfetto l’estratto che dice, e cito “un iperbole di ghiaccio e luce che non scalda mai” Come ad indicare che è sempre possibile ripensare (o ritornare) a qualcosa di negativo ma poterlo cambiare è spesso inattuabile. Si delinea la struttura strofa-ritornello, strofa-ritornello, musica strumentale che sarà connotato fondamentale dell’intero Parlerò Dentro Te. Andrea Tich sceglie di inserire dei clip audio – che credo siano dei veri e propri comunicati bellici – per introdurre La Mia Pace La Tua Guerra. Un rock d’annata che, ai più, farà spuntare un sorrisetto ignorante sul volto. Si gode anche di questo. Perfetta la voce sui registri bassi, potrebbe fare scuola ai tanti pseudo cantanti che affollano il panorama. L’interpretazione del testo si riferisce alle considerazioni che un animo sensibile fronteggia quando è consapevole di stare vivendo una “pace” apparente, mentre gli altri sono immersi nel conflitto, anche interiore. Lunga fase strumentale col sax che fa la primadonna (giustamente). Essere artista poliedrico non è da tutti. L’impostazione pop anni ‘90 del brano I Sensi introduce l’ennesima chiave interpretativa dell’autore, figlia dell’enorme esperienza accumulata negli anni da Andrea Tich. Il pezzo è una dedica agli “strumenti” che permettono all’uomo di percepire la realtà che lo circonda. Interagire con essi (non tramite) come fossero il fine ultimo del loro stesso compito naturale. Stavolta il concetto è superiore al comparto musicale. “Per il purista del prog, se non c’è tempo dispari, non puoi parlare di prog”. Comincia così Psichedelicapire. Ora, posto che questo estratto, da solo, vale più di mille parole, bisogna accettare che è la verità. Una verità scomoda che la canzone prova a confutare servendosi di una forma che non è propriamente prog, ma la sostanza lo è enormemente. Sono sicuro che questa sia stata la mission per la scrittura del brano. Trattasi di un invettiva composta, ma piccata, nei confronti del vero “mondo di mezzo”. La classe politica impreparata e inconcludente, buona solo a fare promesse e godere di privilegi che non merita, mentre si spende in esercizi di supercazzola che al confronto “Tognazzi spostati” (direbbe qualche giovane, oggi). La suggestione di proporre colonne sonore senza film si trova con solide basi nei secondi iniziali di Più Vero Di Me. Il tema però va scemando, in tal senso, e ritorna la chitarra acustica, a mio parere vera regina del disco. Una canzone d’amore atipica e raffinata, priva dei vezzi sdolcinati che inflazionano il tema. Calda ed intima negli intenti e mai banale per espressione melodica. Basso e percussioni sono il motore che trascina Parlerò Dentro Te, la title track. Un pezzo che sa come e quando prendersi il suo tempo, se deve esprimersi in musica prima che in versi. Il testo di Andrea Tich descrive un mondo marcio che fa da sfondo alla visione colorata di chi lo racconta, sorvolando (o combattendo) un’esistenza grigia. La voce è il veicolo per immergersi nel bacino dalle mille tinte, la chiave per raggiungere una visione trasversale della quotidianità. Illusione post posta ad un domani dal tratto fiabesco e sempre meno reale. Dove Vai Senza Me è una ballata “tributo” al grandissimo Fabrizio De Andrè. Pochi se lo possono permettere un esercizio di stile simile, Tich può. Gli ingredienti ci sono tutti, dal testo descrittivo fino alla malinconia consapevole, che rende al senso della misura d’uomo il giusto dazio. Denti Smaglianti è caratterizzata, sulla strofa, da una nenia orientale interpretata dal canto. Quest’ultimo, armonizzandosi via via in più voci, avvolge lo spettatore assieme all’arpeggio della chitarra. Il brano è la fotografia istantanea di un momento, accompagnato dalla didascalia delle sensazioni che quello stesso momento ha suscitato. La ripresa del sax è intima, oserei dire “privata”. Sembra starci dentro mentre suona. Bellezza unica. Chiude l’esperienza (finora intensa) la nostalgica Eclisse. Un viaggio nella memoria dell’artista, suddiviso in tre fasi musicale ben distinguibili. I ricordi che corrono a ritroso nel tempo, narrano verità confidenziali e personali. Questo per il primo step, scandito sopratutto dalla voce di Andrea Tich. Il secondo da il la ad una sessione che prende vita ispirandosi a composizioni più asiatiche, volendo. Fa la sua comparsa anche lo scacciapensieri, il tipico strumento da bocca siciliano. Il terzo ed ultimo step riprende quanto fatto fin qui e lo arricchisce con ritmo. Il buio che nasconde e protegge. Eclisse, spegne le luci e l’anima.

Parlerò Dentro Te, è un album che, con garbo, ti prende e ti obbliga ad ascoltarlo tutto più e più volte, fino a trovare la tua dimensione, dove queste note sembrano essere state da sempre. Inutile stare qui a disquisire e/o ricordare chi sia Andrea Tich e cosa abbia scritto negli anni, sopratutto sul finire dei ‘70 con Masturbati. Anni settanta, disco, Italia, “Masturbati”… non ieri, su YouTube, negli Stati Uniti. Già questo dovrebbe delinearne lo spessore. Quella generazione di compositori musicisti non ha prodotto discendenza, purtroppo. Per fortuna, invece, c’è chi ancora ad imbrigliare la propria creatività continuando a generare musica d’artista. Gliene siamo grati.

Mario Aiello

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