ROCKIT
Gli anni 70 dovevano essere liberi e belli se anche un omosessuale impenitente nonché propagatore della nobile arte della pugnetta come Andrea Tich poteva bussare alla porta di Gianni Sassi e farsi licenziare un disco dalla Cramps. "Masturbati" esce nel 1978: prodotto da Claudio Rocchi (si sente e come!) e ispirato al patchwork stile primo Alberto Camerini, non tarda a passare alla storia come disco di culto o poco più. Destino cinico e baro per un lavoro che avrebbe meritato ben altri numeri, e poi che rabbia vedersi sdoganare un argomento tabù come l'autoerotismo da quella ruffiana di Gianna Nannini, giunta al successo l'anno successivo con "America". Il dopo di Andrea Tich consiste in un paio di 45 giri ancora più inosservati e una mesta uscita di scena. Non definitiva, come testimonia un ritorno a dir poco inatteso e l'arrivo di "Siamo nati vegetali". Sono passati 32 anni e si sente, il suono freakketone di un tempo ha lasciato spazio al synth e al computer (più che di Rocchi o Camerini ora bisognerebbe scomodare il Lucio Battisti post Mogol o il Franco Battiato elettronico), i testi sono più malinconici, quasi avessero a che fare con una "boccata profonda di aria passata", cosa che non impedisce loro di ricadere nel vecchio vizio (in "La notte (stai sveglio)" si parla ancora di masturbazione). Difficile e senza senso mettersi a confrontare il passato con il presente: l'Andrea Tich di oggi è un'altra persona, forse maggiormente riflessiva e malinconica ma ancora capace di tirare fuori (im)possibili hit da classifica ("Entra piano" è da heavy rotation) e un disco tutto sommato bello, anche se l'ispirazione non è più quella dello scorso secolo (ma non si era detto di non tirare fuori raffronti col passato?). E poi appare evidente che sia stata un'urgenza espressiva da primato a farlo tornare in sala di registrazione (dicono niente gli oltre 75' di durata del cd?) e non certo un'operazione studiata a tavolino, della quale, peraltro, si sarebbero accorti in pochi. Il suo è un rientro in punta di piedi, che rafforza uno stato di artista di culto all'interno del quale Andrea Tich sembra essere destinato a rimanere. Oggi ancora più di ieri.
Giuseppe Catani

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