“Parlerò dentro di te” è presentato come una colonna sonora senza film, e già qualcosa di insolito c’è. Insolito per non dire strano, anche se forse l’aggettivo più adatto per descrivere Andrea Tich è proprio strano. Strano come le sue strane canzoni, che sembrano canzoni ma sono qualcosa di più, racconti sui generis di una persona, un’artista che vive appunto la sua arte come canale d’espressione di uno modo di essere parallelo. Ma parallelo a cosa? A tutto, direi. A noi, alla musica di oggi e alle sue dinamiche più ovvie; al mercato. Andrea Tich ha esordito nel 1978, quarant’anni fa, con “Masturbati”, un disco che se anche vi impegnate, difficilmente riuscirete a recuperare. Un disco di cantautorato psichedelico quando fare psichedelia poteva avere ancora un senso costruttivo. A quel disco ne seguono alcuni altri, non tantissimi a dire il vero; piuttosto colonne sonore, non a caso. Il lavoro come compositore per le immagini porta quindi Tich a sviluppare un songwriting sempre più narrativo: ascolti i suoi pezzi e ci vedi letteralmente qualcosa. Il suo percorso lo vede nel 2010 pubblicare un nuovo album, “Siamo nati vegetali”, seguito nel 2014 da “Una cometa di sangue” e oggi da questo nuovo “Parlerò dentro di te”, undici pezzi registrati e prodotti con l’amico e collaboratore di lunga data Claudio Panarello tra l'autunno 2017 e la primavera 2018, pubblicato su I Dischi di Plastica, label dei Camillas. A tal proposito, Tich afferma: “Tra di noi è nato un amore incredibile, perché ci siamo trovati nell'essere tutti strani”

Quello che conta è partire, lasciarsi andare, per poi improvvisare senza preoccuparsi della destinazione.

Ecco, questo è Andrea Tich: un artista senza regole e “Parlerò dentro di te” riflette quindi questo suo modo di essere, presentandosi come un compendio di generi completamente diversi, dal pop alla psichedelia al prog. Generi che hanno influenzato da sempre il mondo del cantautorato e che Tich sa perfettamente come maneggiare. Per capirci, ascoltando “Parlerò dentro di te” si sente profumo di Battiato tanto quanto dei Bluvertigo, di De André e della PFM.

Questo caleidoscopico album, fatto di pezzetti di vetro colorati e movimento continuo, racconta una storia: la mia storia musicale. Le canzoni che ho ascoltato mi hanno attraversato, lasciandosi filtrare ed ispirando il mio modo di scrivere e fare musica. Così è sempre stato, ma questo album nasce proprio per mettere a fuoco questo processo, naturale come quando la musica ci prende e ci porta via. A strattoni o cullandoti fino al bordo della consapevolezza. (...) Ma questo è il mio disco ed io d'un balzo torno al tempo dei cantautori, vado a raccontare storie e poesie di uomini e cose. Posso fare quello che voglio. E' il disco mio. E anche tuo.

Personalmente ho trovato “Parlerò dentro di te” un disco alla vecchia maniera. E prendiamolo come un complimento: un disco fatto per bene come mio padre potrebbe intendere il concetto di fatto per bene. Un disco perfettamente prodotto e registrato, con un’idea solida e ben chiara alla base nonostante l’intenzione sperimentale e la voglia intatta di non scendere mai a compromessi, di stare alle regole. Quello che funziona maggiormente però, il punto di forza del disco, è paradossalmente quello che non si vede e non si sente ma che incide profondamente sull’esperienza del disco stesso. Il punto di forza è la personalità, il carisma di Tich, uno che da anni fa quello che fa senza pensare troppo alle conseguenze ma lavorando, creando, componendo perché ne sente il bisogno. Del resto Andrea Tich & Le Strane Canzoni è un progetto…

..nato in studio, una factory sonora dove sperimento con il collaboratore di sempre Claudio Panarello e un gruppo di amici uniti dalla passione per la musica senza compromessi. Ecco, tutto questo nel disco si sente, eccome. Si sente nel pop di “Otto comandamenti”, negli echi seventies di “La mia pace, la tua guerra”, nel prog dichiarato di “Psichelelicapire”, pezzo che Elio e compagni apprezzeranno senza ombra di dubbio. Si sente nella ballad “Più vero di me” e nelle dilatazioni sperimentali di “Denti smaglianti”, con quel sax che anche da solo potrebbe già raccontare una storia. E si sente nei quasi otto minuti della conclusiva “Eclisse”, compendio di sperimentazione pura e senza barriere. Sperimentazione che poi… per come la vedo io, fare musica significa provare, cambiare, scoprire e raccontare posti dove nessuno è ancora stato. Forse allora queste non sono così strane come canzoni. Forse è tutto il resto ad avere qualche problema.

Marco Jeannin

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