Parlerò dentro Te è il nuovo disco di Andrea Tich e le Strane Canzoni, cantautore milanese di origini siciliane, uscito il 21 Settembre scorso.

Abbiamo dato un ascolto al disco, e abbiamo avuto modo di riascoltarlo più volte. Un lavoro frutto di sperimentazione che però vede al contempo lati positivi e lati negativi. Entriamo un po’ più nel dettaglio.

Il pezzo di apertura dell’album è Dichiarato, un pezzo accarezzato fin dall’inizio dalla chitarra acustica. Al primo ascolto ho l’impressione di averlo già sentito, in particolare certi tratti sul timbro vocale. Poi capisco che nella mia testa mi ricorda per certi versi Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti (nota molto positiva). Il ritornello si apre e scalcia bene. La voce riverberata e con Delay è una delle caratteristiche che si notano subito, e che accompagnano praticamente l’intero album. Mi piace e dà profondità. Mi sorprende in positivo anche la chiusura del pezzo, con un bel solo di chitarra elettrica, dal bel suono e ben bilanciato.

Segue Otto Comandamenti. Non nego che al primo ascolto è spiazzante. Ha un mood totalmente diverso dal pezzo di apertura. Le intenzioni sono Pop ma non mi convince, mi suona vecchia. Dominano i suoni elettronici. Analizzando la tracklist ad ascolto finito, a mio parere, la cosa che più stona nel complesso, è il suo posizionamento. Nel mezzo del disco probabilmente avrebbe staccato in maniera più discreta e avrebbe dato modo all’ascoltatore di prendere una boccata d’aria diversa.

Il terzo pezzo, invece, si inoltra su atmosfere “dilatate e ariose”.  Stiamo parlando di Sulle Cose. Torniamo su un mondo più classico. Inizia bene e continua bene. Il pezzo non delude e si fa ascoltare facilmente. Bell’arrangiamento di chitarra, delicato come anche la linea melodica vocale. È chiaramente il suo mondo. Ci cade dentro con stile classico ma non scontato. E questa cosa si percepisce. Subito. Finale che sfuma.

Segue La mia pace, la tua guerra, brano che continua a risultare interessante. Bello il Sax di Daniele Cavallanti.

A questo punto dell’album Parlerò dentro Te mi soffermo un attimo e faccio una considerazione spontanea. I testi e il modo di scrivere non sono esattamente immediati, e a tratti faccio fatica a comprenderne il significato. Sarà che i volti del nuovo IT-POP italiano ci hanno viziato e abituato a un tipo di scrittura molto più semplice e diretta. Frasi e immagini chiare. Tante similitudini e pochi giri di parole. In questo caso, invece, i testi risultano essere più complessi e ricercati, con il rischio di affaticare l’ascolto.

I sensi la troviamo nel mezzo di questo lavoro. Canzone fresca. Parte subito bene e con un ritmo incalzante. Continuo però a faticare con i testi. Anche in questo caso finale ad-lib.

Psichedelicapire è la canzone che segue e, a mio parere, anche il pezzo meglio riuscito dell’intero album. Mi ritornano alla mente, di nuovo, prepotenti, queste sfumature alla TARM, soprattutto per quanto riguarda la linea e timbro vocale. Buona la parte strumentale finale. Nel complesso un’ottima canzone.

Segue subito un attimo di “amore sospeso” con Più vero di me, dove alla voce principale si affianca una voce femminile e una armonica dai toni delicati. Una ballata che racchiude bene il suo carattere.

Parlerò dentro te, invece, è la canzone che dà il titolo all’album. Il pezzo di evolve bene. Buona la ritmica. Non stanca nonostante i cinque minuti abbondanti. Bella la chitarra in secondo piano nella parte di chiusura.

Il nono brano è Dove vai senza me. Pezzo malinconico. Ritorna la voce femminile ad arricchire le linee vocali. Conquistano la scena fiati e chitarre acustiche. Testo astratto. La chiamano la ballata notturna fatta di sussurri.

Al penultimo posto nella tracklist, invece, troviamo Denti Smaglianti dalla buona parte strumentale e fiati in festa. Una intimità sospesa

E vai, corri vai, ma vicino

Chiude l’album Eclisse. Una suite in tre movimenti che ci mette in contatto con l’autore bambino

Nascosto nel mio mondo sotto barche rovesciate / Ginocchia infreddolite con segreti mai svelati.

Singolare è lo scacciapensieri suonato da Diego Pascal Panarello, dal suono simil sitar orientale. Delirio strumentale, suoni robotici, esperienze oniriche. Un pezzo strano, che non ci si aspetta. Un viaggio, però, che ti accompagna fino alla fine.

Nel complesso Parlerò dentro Te di Andrea Tich e le Strane Canzoni risulta essere un discreto album, forse per certi tratti un po’ difficile da comprendere e seguire. Ha note molto positive e altri lati più deboli. Il pericolo di un lavoro di questo tipo nel 2018 è di incespicarsi in sonorità passate, modi di scrivere complessi e a tratti astratti che rischiano di far barcollare l’attenzione dell’ascoltatore. Forse una tipologia di scrittura che vuol essere anche poesia, risulta essere una soluzione un po’ troppo rischiosa se non calibrata alla perfezione. Di poeti nella musica italiana ne abbiamo avuti diversi. Quindi attenzione che sensibilità, stile e cura del linguaggio non sono cose che facilmente si possono imitare. Poi, senza ombra di dubbio, si capisce chiaramente la libertà che l’autore si è preso nel registrare questo lavoro. Un lavoro che sente suo, un lavoro che sembra neanche volere dei limiti o deviazioni in base al fatto che possa piacere o meno al grande pubblico. Per questi motivi ne apprezzo molto la sincerità. E questa cosa si sente una volta finito l’ascolto. Si sente subito.

Scritto e registrato da Andrea Tich e prodotto da Claudio Panarellotra l’autunno 2017 e la primavera 2018. Pubblicato daiI dischi di plastica e su vinile da M.P& Records.

«La cover è la rielaborazione grafica di Raffaella Riva di un mio disegno –  ci spiega Andrea Tich – mio padre era un pittore e l’aspetto visivo è essenziale per me, insieme a quello visionario che ritorna anche nella mia musica».

Giacomo Ferrari

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