“The Desert Island Records” / a cura di Stefano I. Bianchi e Christian Zingales.
Il libro contiene le liste e le recensioni dei 10 “dischi dell’isola deserta” scritte da 116 musicisti/gruppi di diverse estrazioni musicali e nazionalità che raccontano le loro fonti di ispirazione e i loro musicisti più amati, insomma i dieci dischi che ognuno porterebbe con sé nel caso dovesse restare da solo in un’isola deserta per un anno… Un gioco che svela le passioni, i percorsi personali e i retroscena creativi che stanno alla base della formazione musicale e intellettuale di ognuno. Un libro indispensabile per i fan ma anche una fonte inesauribile di consigli d’ascolto, scoperte, ripescaggi e nuove ipotesi di lettura dei classici.

Andrea Tich,  i dieci (troppo pochi) album che salverei…  

FrankZappa e The Mothers of Invention
Uncle Meat (Bizzarre 1969)
Questo non è il solo album di Zappa che porterei… anzi ce ne sarebbero almeno una decina… ma per me è stato una folgorazione, ha cambiato completamente il mio modo di comporre musica. La genialità di Frank Zappa, l’arte di creare musica in maniera così artigianale e inconsueta, stimolava in me la voglia di imitarlo, ogni singola nota, ogni passaggio musicale, ogni “rumore” era perfetto, penso che questo disco sia la sua bandiera… 

The Rolling Stones
Beggars Banquet (London 1968)
Oggi non li ascolto più se non per curiosità ma questo album lo ascolterei mille volte perché racchiude l’essenza di quello che erano i Rolling…i cattivi della musica, i sciatti, sporchi e trasgressivi, le imperfezioni strumentali erano cibo per me perché li rendevano ancora più coinvolgenti, ho adorato il drumming di Charlie Watts così amatoriale ma nello stesso tempo incisivo e crudo e non mi stancherò mai di ascoltare la contapposta dolcezza di “no expectations” vera colonna sonora della mia generazione.

Kraftwerk
Computer World (Emi 1981)
La musica elettronica fatta con il cuore; questo album racchiude tutta la forza della musica dei Kraftwerk, ma con la delicatezza delle armonie assemblate in modo da farti  immaginare qualsiasi cosa, i tappeti elettronici scatenano la voglia di vivere una vita parallela in quei mondi cibernetici, le loro a volte ossessive melodie mi ipnotizzano e mi rendono schiavo dei loro ritmi …li ascolterei ma li ballerei anche …all’infinito.

The Beatles
The White Album (Apple 1968)
A differenza degli eserciti dei fan dei Beatles e i fan dei Rolling Stones che si battevano in veri e propri simposi tipo “porta a porta” per cercare di riscattare la bravura dei propri beniamini…io li amavo tutti e due. E’ difficile descrivere le variegate sensazioni che sprigiona questo album, è perfetto, non desidera altro che ammaliarti con le mille armonie sempre diverse e belle, è come vivere in una città dove tutti si conoscono e si vogliono bene. Il quinto Beatles George Martin è il maestro che dà l’ultima preziosa e definitiva pennellata…...
…good night…

Brian Eno
Music For Films (EG 1978)
Questo disco l’ho scoperto dopo, come una figliol prodigo al contrario. E per questo lo trovo estremamente bello. Brian Eno è un personaggio che stimo tantissimo per la sua coerenza artistica e serietà musicale, music for films è la colonna sonora del film di ognuno di noi, è dolcissimo e sorprendente, lo definirei stratosferico impalpabile e magico, quando lo ascolti, tutto si ferma e si trasforma… e sull’isola con il suono del vento sarebbe assoluto.

Franco Battiato
Fetus (Bla Bla 1972)
Non sono stato un grande ascoltatore della musica italiana degli anni settanta, preferivo quasi quella dei sessanta, con la falsa originalità di bellissime canzoni che soltanto dopo anni  abbiamo scoperto essere cover di brani stranieri. Fetus è stata una folgorazione! Come poteva un artista italiano fare quella “musica”? Chi aveva avuto il coraggio di pubblicarla? Da lì il mio forte desiderio musicale di buttare fuori qualsiasi cosa purchè strana, non convenzionale. I suoni di questo disco, le atmosfere, gli intarsi di voci, formule fisicho/idrauliche e le citazioni classiche (il pianto di Battiato sulle note della Moldava di Smetana è struggente) ti portano ad avere una speranza, ormai svanita…mi è venuta la voglia di ascoltarlo adesso! 

Captain Beefhearth
Bluejeans And Moon Beams (Virgin 1974)
Ho cercato di resistere e ascoltare per intero “trout mask replica” di Captain Beefheart & his magic band…ci sono riuscito stabilendo con rammarico che nonostante fosse un album (doppio!!!) prodotto dal mio idolo Frank Zappa, non riuscivo proprio a farmelo piacere. Ma nel 1974 uscì l’album “Bluejeans and moon beams”, bellissimo tanto da ascoltarlo almeno un paio di volte al giorno, la sua voce così simile a Tom Waits in questo album tradiva la caratteristica che lo distingueva da tutti gli altri artisti cioè la follia pura, la dissonanza pseudo ordinata e il suo modo così singolare di  concepire “canzoni”, ma io lo preferisco così, il Beefheart dal cuore di filetto, tenero e dal sapore amabilmente blues, consiglio fortemente di ascoltare i brani: “observatory crest” e “further than we’ve gone”, chiudendo gli occhi, avrete la sensazione di stare sotto le stelle in una notte d’estate.

King Krimson
Islands (EG 1971)
Forse questo potrebbe essere l’album ideale per fare da colonna sonora alla permanenza su quest’ isola deserta, ma sarebbe troppo banale, al contrario invece questo è un disco superbo. Le tracce passano come l’acqua di un mare in continuo movimento, si va dal quasi medievale al free jazz, risonanze apocalittiche e sperimentali, minimalistiche e fiabesche, particolare il brano ”ladies of the road” dal sapore fortemente Lennon/beatlesiano da ascoltare assolutamente!...Insomma, è un capolavoro conclamato nel tempo, anche per i contributi creativo/strumentali dei musicisti che hanno collaborato.

Future Sound of London
Lifeforms (Virgin 1994)
Immaginate di essere nel laboratorio segreto di uno scienziato che sperimenta innesti elettronici con sonorità scollegate, tra alambicchi acustici e batterie elettroniche suonate con riverberi da sottobosco, piccoli esseri generati dalla plasticità urbana che ti solleticano le orecchie con melodie di altri mondi, questa è la musica dei FSOL, stimolante e brillante al punto giusto, un album denso di microritmi e preziose armonie che ascolterei nell’infinito cosmico… all’infinito.

Jack Nitzsche
One Flew Over The Cuckoo’s Nest (Fantasy 1975).Sono tante le colonne sonore che mi porterei sull’isola deserta, ma questa fra tutte è quella che preferisco, si adatta perfettamente alle immagini dei vari episodi dell’omonimo splendido film di Milos Forman. Quando lo vidi per la prima volta al cinema, mi innamorai perdutamente dell’ incantevole colonna sonora, tanto da fare subito una ricerca sul compositore Jack Nitzsche ed ho scoperto che la sua collaborazione con artisti del calibro dei Rolling Stones, Neil Young, Joe Cocker e Tina Turner confermavano la sua splendida vena creativa e per me era incoraggiante sapere che l’evoluzione di un musicista può essere anche creare la giusta musica per sonorizzare  films. Ancora oggi quando devo scegliere la giusta colonna sonora per qualche evento speciale, includo sempre qualche brano di questa colonna sonora, e state sicuri (come è già avvenuto) che qualcuno mi chiederà…” bellissima questa che cos’è”?

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